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Dino Kappa (Libra)

Dino Kappa, meglio conosciuto anche come Dino Cappa, bassista e arrangiatore, oltre ad aver fatto parte dei Libra, band che vantò, a metà degli anni '70, il primato di essere l'unico gruppo italiano ad incidere per la Motown, ha suonato per tantissimi artisti tra i quali Renato Zero, Loredana Berté, Rino Gaetano, Alan Sorrenti, Ivan Cattaneo. Abbiamo fatto due chiacchiere proprio sulle sue innumerevoli collaborazioni delle quali, peraltro, parlerà in un libro a sua firma, di imminente uscita per i tipi di Terre Sommerse.


DINO KAPPA

Contatti

- A&B -
Direi di iniziare proprio dai Libra, gruppo che spesso viene indicato quale spin off dei più famosi Goblin, non fosse altro che per la presenza del tastierista Maurizio Guarino. Ci vuoi parlare delle sue origini?
- Dino Kappa -
I Libra nascono dalle ceneri dei Logan Dwight: era il 1973 e al basso militava Glauco Borrelli, alla chitarra, se non erro, Franco Ventura e il più noto Nicola Di Staso (impegnato anche alla voce). Nei Libra confluirono alcuni musicisti dei Logan Dwight talché la prima formazione si compone di Federico D'Andrea, il chitarrista Franco Ventura, Sandro Centofanti alle tastiere (dal Buon Vecchio Charlie), Nicola Di Staso alla chitarra e David Walter alla batteria. Successivamente, il gruppo mutò il suo organico con il bassista Claudio Barbera (anche lui dai Logan Dwight) che subentrò al posto di Ventura.

- A&B -
Come siete riusciti a strappare il contratto alla Motown?
- Dino Kappa -
Il contratto con la Motown arrivò successivamente. Infatti, il primo album fu pubblicato per la Ricordi, inciso a Milano con Gaetano Ria come fonico e Claudio Fabi, che vantava collaborazioni con la PFM, come  produttore. All'epoca facemmo un tour teatrale aprendo per il Banco del Mutuo Soccorso. Fin da subito entrammo in contatto con il produttore Danny Besquet, ex bassista dei New Dada, il quale aveva delle conoscenze all’estero e - detta così fa un po’ ridere - aveva un famoso zio d'America. L'anno dopo, grazie a questo zio, Danny riuscì ad interessare la Tamla Motown, per la quale poi effettivamente firmammo.

- I Libra in una foto promozionale della Motown -


- A&B -
Quanti dischi hai inciso per loro?
- Dino Kappa -
Io sono subentrato proprio in questa fase e sono rimasto fino alla fine, incidendo quindi il secondo e il terzo disco, nonché la colonna sonora del film Shock, uscito però per la Cinebox. Ricordo perfettamente che il film fu terminato da Dario Argento perché Mario Bava morì durante le riprese.

- A&B -
Pur essendo entrati nel circuito delle colonne sonore, vi siete sciolti dopo la pubblicazione dell'album Shock. Come mai?
- Dino Kappa -
Federico D'Andrea, il cantante e compositore dei Libra, aveva già lasciato la band dopo il terzo album per questioni personali (infatti è assente nella formazione che pubblicò Shock) e poco dopo decidemmo di scioglierci anche perché non era soltanto il chitarrista della band, ma anche il principale compositore delle musiche.


- Nicola Di Staso e Dino Kappa -


- A&B -
parlaci della tua esperienza progressiva con la Reale Accademia di Musica di Adriano Monteduro, nel 1973.
- Dino Kappa -
Inizia subito dopo l'uscita del primo album dei Libra: il gruppo si era appena sciolto perchè Nicola Di Staso (che aveva preso il posto di Agrimi) e il batterista Walter Martino seguirono altre strade, dopo  aver suonato al Piper nel 1973, a "Controcanzonissima". Affiancammo Adriano Monteduro che decise di uscire a suo nome ma precisando la provenienza della Reale Accademia di Musica. Il disco uscì l’anno dopo e comprendeva, oltre al sottoscritto,  Henryk Topel alla voce, Federico Troiani alle tastiere e il chitarrista Gianfranco Coletta (che aveva collaborato con Banco del Mutuo Soccorso e Chetro & Co.). Tutti i musicisti di cui sopra parteciparono anche all’album La cometa, con brani composti da Topel e mai uscito all'epoca (pubblicato postumo nel 2013).

- A&B -
Successivamente hai prestato la tua esperienza al servizio di numerosi artisti, in qualità di session man. Con quale di questi hai maturato il miglior rapporto? Con chi invece è stato particolarmente duro lavorare o non ti sei trovato particolarmente in osmosi?
- Dino Kappa -
Con Patty Pravo e Adriano Pappalardo è stato veramente difficile lavorare mentre, parlando di un più sereno rapporto professionale, non posso non indicare Riccardo Cocciante, con cui ho collaborato anche in veste di arrangiatore nel disco Io canto del 1979. Tuttavia, a livello umano, segnalo senza dubbio Rino Gaetano che spiccava su tutti per simpatia e genuinità.

- A&B -
Come è stato lavorare con Renato Zero, in un periodo storico in cui l'estro e la stravaganza erano appannaggio dei soli artisti stranieri, segnatamente David Bowie, Elton John, Freddy Mercury?
- Dino Kappa -
Beh, è stato molto interessante: Renato è un istrione, sempre contro corrente. E’ un artista nel vero senso della parola: balla, canta, è autore, è costumista. E’ un artista completo.

- A&B -
Nel corso della tua esperienza di musicista, hai maturato una lunga esperienza all'estero, negli Stati Uniti, dove, tra gli altri, hai conosciuto anche Frank Zappa.
- Dino Kappa -
Ho conosciuto Frank Zappa ad Atlanta, dove si trovava in occasione di un suo concerto in un palazzetto dello sport (anche se lì i palazzetti sono della musica e non dello sport). Non ricordo in occasione di quale evento io stessi sul posto ma sta di fatto che la mattinata di quel giorno mi ero alzato abbastanza presto e, girando per curiosare, mi recai presso questo palazzetto - saranno state le 9 del mattino - ignaro del concerto di Zappa. Beh, me lo vedo tranquillamente seduto su una poltrona davanti al palco mentre in silenzio osservava i tecnici mentre montavano il palco. Ricordo che pensai: "ma quando mai vedrò un'artista italiano che alle 9 del mattino si interessa di quello che succederà la sera del concerto?" Ogni tanto ci rifletto ancora sopra.  Successivamente ci siamo ritrovati nello stesso albergo, sempre per puro caso, a degustare tazze di caffè americano. Era un tipo veramente a posto, molto tranquillo, non molto differente da come lo si vedeva nelle immagini pubbliche.

 

- Dino Kappa in una foto d'epoca -

 

- A&B -
E l'incontro con Buddy Miles?
- Dino Kappa -
C'era questo gruppo - se non ricordo male si chiamava "The Image" - che aveva appena finito di suonare e alcuni membri avevano preso il largo. Ad un certo punto, arriva Buddy e quelli che erano rimasti lo invitarono sul palco. Tuttavia, non c'era il bassista. Il caso volle che fossi presente e fui invitato a salire sul palco e a suonare con loro. Suonammo per un'ora e mezza, lui tutto sudato, la sua batteria che tremava tutta per quanta forza ci metteva. Io ci ho dato dentro parecchio sia per la presenza del personaggio, sia perché ero molto preso dalla musica, totalmente improvvisata. Per me fu un momento mitico perché mi permise di confrontarmi sul palco con un musicista di fama internazionale: finita la jam, mi abbracciò calorosamente, complimentandosi  più volte (e inzuppandomi di sudore, ah ah ah).

- A&B -
Nella tua sterminata discografia, vanti anche due titoli a tuo nome. Parliamo del primo, il 45 giri "La sfinge"/"Lo so, mamma" del 1979 su produzione di Zambrini Meccia con parole di Stefano Jurgenz. Undici anni dopo è uscito il tuo primo album solista, Summit, in bilico tra sonorità jazz e atmosfere mediterranee.
- Dino Kappa -
E' un lavoro che ho concepito totalmente in solitaria che si avvale di ottimi musicisti: Maurizio Boco alla batteria, Claudio Zitti alle tastiere, Rocco Zifarelli alle chitarre e Gianni Savelli al sax. Nel  2006 è uscito Summit 2 con una formazione parzialmente rinnovata che vede Gianni Aquilino alle tastiere e Francesco Caligiuri alla batteria. Sono due lavori dove, in sintesi, propongo una musica che rappresenta la mia essenza di artista, non solo di esecutore, quindi, ma anche di arrangiatore e compositore. I generi musicali ivi suonati sono quelli che mi rappresentano da sempre.

- A&B -
Vorrei che tu mi parlassi di Gianna Vitale, in arte Mini Molly. Possibile che avesse soltanto 10 anni quando entrò negli Sparvieri, primo gruppo nel quale militaste insieme?
- Dino Kappa -
È così. Eravamo tutti piccoli. Pensa che io e il fratello Nino Vitale avevamo circa 16 anni. Lei era veramente brava e ti assicuro che lo è ancora. Un vero talento.

- A&B -
Era certamente una promessa della musica italiana talché fu definita la nuova Mina. Poi però è completamente sparita. Come mai?
- Dino Kappa -
Sono riuscito a rintracciarla solo recentemente, tramite facebook, quindi non conosco molto bene i particolari della sua carriera successiva. So che andò avanti, seppur in un contesto più circoscritto, ottenendo molti consensi di merito. Siamo ancora in contatto, specie telefonicamente.

- Dino Kappa oggi -

 

-A&B -

Di cosa ti occupi al momento e quali sono gli immediati progetti per il futuro?

- Dino Kappa -

Attualmente insegno basso elettrico, compongo musiche e mi occupo di arrangiamenti. Ho scritto un libro sulle mie esperienze passate, parlando dei tanti artisti con cui ho suonato nel corso della mia carriera. Sono più di una sessantina di persone delle quali racconto, con un taglio umoristico, aneddoti, storie di vita vissuta, esperienze, maturate in tournée o nel corso dell’attività in studio. Conto di farlo uscire a maggio.

- A&B -

Grazie Dino per le tue interessanti riflessioni sulle tue pregresse esperienze musicali.

- Dino Kappa -

Grazie ad Artists And Bands per il tempo concessomi e per le domande, tutte puntuali e pertinenti.

 

 

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