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Claudio Simonetti
Goblin

Rimasta inedita per 15 anni, da me effettuata nella primavera-estate del 1996 una lunga intervista a Claudio Simonetti realizzata nei suoi studi romani è stata recuperata per mia volontà e viene oggi pubblicata da A&B per gentile concessione dell’allora fanzine Wonderous Stories, oggi affermata rivista di settore, per la quale fu effettuata all’epoca.

Intervista del Maggio/Giugno 1996

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- Live Report New Goblin - Roma, Alpheus, 18 Febbraio 2011

- Gianluca Livi -
Come prima cosa vorremmo sapere a quali attività ti stai dedicando in questo periodo (estate 1996).
- Claudio Simonetti –
Sto facendo uscire il mio nuovo album: sarà impostato su una ricerca di suoni, non propriamente rock, come gli ultimi due album che ho fatto, Horror Project 1 & 2, ma più indirizzato verso alcune ambientazioni tipiche new age; sarà completamente strumentale.

- Gianluca Livi -
Attualmente suoni con un tuo gruppo?
- Claudio Simonetti –
Un gruppo vero e proprio non ce l’ho. Molto spesso, infatti, cambio musicisti a seconda delle tournée che faccio.

- Gianluca Livi -
Visto che abbiamo nominato i tuoi precedenti lavori, volevo chiederti di parlercene un po’, sottolineando l’importanza che hanno avuto nella tua carriera musicale.
- Claudio Simonetti –
Sono state due tappe molto importanti per me: Simonetti Horror Project 1 conteneva riproposizioni del materiale dei film di Dario Argento, principalmente materiale dei Goblin, mentre il secondo conteneva anche riproposizioni di pezzi di altri musicisti come “Tubular bells” di Mike Oldfield, “1997: fuga da New York” di John Carpenter, o altri pezzi di altri artisti come Vangelis per esempio. Erano suonati dal mio gruppo di allora, cioè una formazione classica, basso chitarra e batteria più le mie tastiere, synth, ecc.

- Gianluca Livi -
In quei lavori usavi campionatori o batteria programmata?
- Claudio Simonetti –
Per gli Horror Project ho usato un batterista vero, ma per il prossimo album ho intenzione di usare una batteria programmata. Infatti nell’album nuovo suonerò solamente io. Non ci sarà chitarra e forse userò qualche voce, a cui dedicherò, comunque, pochi, sporadici spazi. Il vero protagonista sarà il mio pianoforte, che suonerò su molte basi di tastiera elettronica e synth.

- Gianluca Livi -
Quindi materiale orientato sullo sperimentale?
- Claudio Simonetti –
Beh, diciamo che sarà un album orientato su un tipo di musica che potremo definire, in qualche modo, new age, anche se sarà meno monotona, meno statica. Come sai la New age segue dei canoni abbastanza prefissati: monotonia, precisione, ripetizione. In questo album cercheò di uscire da questi cliché.

- Gianluca Livi -
Per quale casa discografica uscirà?
- Claudio Simonetti –
Uscirà per la President che è una casa inglese che ha scritturato anche Wakeman. Il produttore amava le cose che facevo io e mi ha telefonato dicendo che mi voleva con lui, così io ho accettato. Infatti uscirò prima in Inghilterra, visto che il mercato lì è differente.

- Gianluca Livi -
Beh anche da noi ci sono valide case discografiche indipendenti che promuovono e si interessano a particolari generi musicali.
- Claudio Simonetti –
È vero. Forse questo è dovuto al fatto che oggi non c’è’ più una regola precisa come c’era un tempo. Magari oggi può uscire uno che fa una cosa particolarissima e può riscontrare successo. Una volta non era così.

- Gianluca Livi -
Ho saputo che, comunque, ti dedichi anche all’attività di produttore.
- Claudio Simonetti –
Si, ho il mio studio, e sto producendo diversi gruppi. Adesso ho sottomano un gruppo, due ragazzi di Firenze che fanno rock italiano.

- Gianluca Livi -
Una domanda che si pongono tutti e che riguarda la tua parentesi dance dei tardi ‘70, inizio ‘80. Come mai hai voluto cambiare così radicalmente la tua musicalità: da un rock colto e progressivo, come quello dei Goblin, sei voluto passare alla dance molto orecchiabile e di facile approccio degli Easy Going?
- Claudio Simonetti –
Ho fatto discoteca perché mi divertiva farla. Inoltre all’epoca la disco era molto melodica e non c’era l’inquinamento che c’è adesso. All’epoca eravamo veramente in pochissimi a farla.

- Gianluca Livi -
Penso che c’era anche un discorso remunerativo non indifferente, giusto?
- Claudio Simonetti –
Forse... Però all’epoca era anche più rischioso perché non c’erano successi italiani come ora. Adesso è più facile fare dance. Basta pensare al fatto che, attualmente, la discografia dance nel mondo è al 70 % italiana. Quando l’ho fatta io eravamo in pochissimi e ci si contava sulle dita di una mano.


- Gianluca Livi -
E all’epoca continuasti i progetti paralleli con gli altri membri dei Goblin?
- Claudio Simonetti –
No, il gruppo si era sciolto, nel ‘79, credo. Io ho fatto Tenebre con due dei Goblin, Pignatelli e Morante. Ma non fu un progetto riconducibile a quello dei Goblin, sebbene il nucleo fondamentale del gruppo fossimo noi e sebbene le musiche riguardassero colonne sonore di film dell’orrore.

- Gianluca Livi -
Con il cinema collabori ancora?
- Claudio Simonetti –
Qualcosa faccio ancora: per esempio ho fatto “College” e “Vite perdute”; ho fatto un film con Ruggero Teodato, che si chiama “Vortice mortale” che in Francia è già uscito. Inoltre Dario Argento sta facendo il film nuovo, anche se ci siamo solamente sentiti e non abbiamo stabilito niente di preciso.

- Gianluca Livi -
Come mai con il film “Opera” è finito questo rapporto di collaborazione con Dario Argento?
- Claudio Simonetti –
Dunque, Dario ha fatto “Trauma” in America con produttori americani; questi hanno insistito per Donaggio, visto che in America Donaggio e Morricone sono famosi per le colonne sonore.

- Gianluca Livi -
E cosa ne pensi del lavoro musicale fatto da Donaggio per Dario Argento?
- Claudio Simonetti –
A mio parere, pur essendo bravissimo, la sua musica, decisamente orientata su un discorso più classico, non era perfettamente integrata con le immagini di Dario Argento. Invece noi, con i Goblin, facevamo una ricerca minuziosissima per i suoi film. E questo si vede anche dal fatto che gli album dei Goblin sono molto difficili da digerire se li separi dalle immagini.

- Gianluca Livi -
E con questo film nuovo, la sindrome di Sthendhal?
- Claudio Simonetti –
Ti ripeto, abbiamo avuto un primordiale contatto, però non so dirti niente di preciso.

- Gianluca Livi -
E con quali altri registri hai lavorato?
- Claudio Simonetti –
Beh, in passato ho lavorato con Lamberto Bava; per lui ho realizzato le colonne sonore di “Demoni” e “Morirai a mezzanotte”.


- Gianluca Livi -
Ultimamente è uscito un cd antologico dei Goblin molto complesso, con parecchi inediti e molto materiale uscito solo in vinile (si tratta di “Goblin: Their Hits, Rare Tracks & Outtakes Collection, 1975-1989”, DRG Movies, 1995). Mi sai dire con precisione qualcosa su questa iniziativa?
- Claudio Simonetti –
Dunque, posto che il progetto non ci riguarda minimamente, si tratta di materiale preso in gran parte dai film e dal vinile 33 e 45 giri (come “Chi?”, appunto apparso solo su 45 giri. N.d.A.). Dai film sono tratti gli M. Gli M1, M2, M3, ecc., sono le varie scene del film, per cui puoi trovarti Phenomena suonato in 10 pezzi diversi e sull’album può essere presente solo il pezzo principale. Loro hanno ricavato un album da tutti i pezzettini staccati nel film. Per esempio, di “Profondo rosso”, noi abbiamo fatto 10 o 15 versioni diverse che però in commercio non esistono. Una di queste è presente sul primo Horror Project.

- Gianluca Livi -
Per quello che riguarda i vecchi albums dei Goblin volevo farti una domanda a proposito di “Amo non amo”. Sulla versione in cd sono presenti varie “reprise” di “Profondo rosso”, “Suspiria” e “Zombi”.
- Claudio Simonetti –
C’è stata un’alterazione; infatti: solo i primi 5 brani sono dell’album originale.

- Gianluca Livi -
Anche nella versione in cd di “Suspiria” ci sono due pezzi finali che non erano presenti sull’album originale.
- Claudio Simonetti –
Si, sono stati presi da Roller, anche se dovrei andare a riguardare perché non ricordo molto bene: sono passati così tanti anni.

- Gianluca Livi -
I Goblin facevano molta attività dal vivo?
- Claudio Simonetti –
Si parecchia, soprattutto nel primo periodo. Purtroppo esistono rare documentazioni di quei concerti, in quanto non abbiamo mai registrato le nostre esibizioni. Esistono per esempio due documenti ripresi da una tv privata di Roma, uno di Sanremo al Teatro Tenda, l’altro del Tenda a Strisce di Roma, ambedue del 1978. Mi sto interessando a questi due video, anche se per scopi puramente personali e non di contratto o di carattere discografico. Purtroppo questa tv ha avuto problemi di gestione del personale, anche a livello direttivo, e mi hanno detto che nei magazzini sono presenti quasi cinquemila video senza etichetta o alcun segno distintivo. Quei video stanno li in mezzo e bisognerebbe trovarli.

- Gianluca Livi -
Voi come complesso eravate inseriti in un contesto progressivo, quindi affiancati a gruppi come il Banco, le Orme e via dicendo?
- Claudio Simonetti –
Si, anche se noi siamo stati forse l’ultimo gruppo rock italiano a nascere perché il Banco, Le Orme, risalgono a molto tempo prima. Bisogna dire che nei primi anni ‘70 anche noi c’eravamo, per esempio ai vari Festival di Caracalla, però con altri nomi. Per esempio io stavo nel Ritratto di Dorian Grey, di cui, tra l’altro, gira qualche nastro, ma non circola niente su vinile. Tra parentesi adesso gira anche un CD col nome di Cherry Five: si rifersice ad un progetto del ‘74 il cui disco omonimo uscì un anno dopo; fu questo il vero disco dei Goblin. Quando infatti abbiamo fatto Profondo Rosso, stavamo terminando il progetto Cherry Five. Insieme a me c’erano Morante e Pignatelli e altri due, un cantante e un batterista. Un rock influenzato dai colossi prog degli anni ‘70. Pensa che con quella formazione ho suonato anche in Inghilterra, nei college.

- Gianluca Livi -
Altre cose tipo Reale Impero Britannico, Giorgio Farina, quanto ti riguardavano effettivamente?
- Claudio Simonetti –
Beh, tieni conto che molte cose sono lavori da turnisti; tutti noi membri dei Goblin abbiamo lavorato per anni come turinisti.

- Gianluca Livi -
E che genere facevano i Cherry Five?
- Claudio Simonetti –
Dunque all’inizio eravamo in cinque e facevamo un genere fortemente ispirato ai King Crimson, ai Genesis, agli Yes, ai Gentle Giant; poi siamo rimasti in tre e facevamo un genere tipo ELP (Qui, probabilmente Simonetti sta confondendo I Cherry Five con Il Reale Impero Britannico. Nda). E in quella formazione c’era anche Martino, il primo batterista dei Goblin.

- Gianluca Livi -
E come mai poi lui se ne andò dalla prima formazione dei Goblin?
- Claudio Simonetti –
Veramente dopo le registrazioni di “Profondo rosso” il gruppo si sciolse. Martino andò in America dove era impegnato con i Libra, l’unico gruppo italiano sotto contratto con la Motown. A questo punto arriva Marangolo. Pensa che in Death Dies, anche se non accredtiato, la batteria la suona lui)

- Gianluca Livi -
Martino era bravo, anche se, secondo me, Marangolo era più eclettico.
- Claudio Simonetti –
Due batteristi molto diversi, due capiscuola, sicuramente.

- Gianluca Livi -
Quello che mi affascina di Marangolo è il fatto che sia autodidatta.
- Claudio Simonetti –
Beh, anche Martino lo è. Allora non c’erano le scuole. Adesso ci sono e loro vi insegnano, ma allora si faceva tutto da soli. Tutti hanno imparato da soli in quegli anni.

- Gianluca Livi -
E poi vi siete riformati con Agostino Marangolo?
- Claudio Simonetti –
Dunque, io ho fatto un gruppo per conto mio. Eravamo Walter Martino, Stefano Cerri ed io, ci chiamavamo Simonetti/Cerri/Martino. Anche qui, niente dischi. Loro intanto continuavano per conto loro e avevano preso al posto mio Maurizio Guarini. Al mio rientro restammo in cinque e facemmo Roller. Dopodichè Guarini se ne andò ed in quattro facemmo, Suspiria, forse uno dei lavori più belli. Seguirono “Il fantastico viaggio del bagarozzo Mark” e “Zombi”.

- Gianluca Livi -
E dopo?
- Claudio Simonetti –
In seguito la formazione mutò, successe un casino. Prima entrava uno, poi l’altro. Su “Il Volo”, c’erano solo Pignatelli e Guarini; era un album diverso, dalle muscialità particolari, con parti cantate, addirittura. Insieme a loro ci suonavano Derek Wilson alla batteria e Rinalduzzi alla chitarra. Gli album Patrick, Contamination, Wampyr, sono tutte cose che io prenderei con i guanti, difficilmente attribuibili al discorso portato avanti con i Goblin originari. Figurati che non so neanche che film sono. Tra l’altro tempo fa è uscita la discografia dei Goblin sulla rivista “Raro” ma c’erano molti errori.

- Gianluca Livi -
Ed “Il fantastico viaggio del Bagarazozo Mark” come è nato? E perchè il tema del bagarozzo?
- Claudio Simonetti –
Quello è stato l’unico album cantato, se escludi “Il volo”. Ci piaceva questo soggetto goliardico. Il titolo venne da un pezzo in cui si parlava di questo bagarozzo. In seguito il tema fu allargato a tutto l’album. L’album è molto bello a mio parere.

- Gianluca Livi -
Si, è stupendo. Ci sono alcune pietre miliari del rock progressivo e sinfonico, come “E suono Rock”, per esempio. Ritornando a Dario Argento volevo chiederti il rapporto che i Goblin avevano con lui, da un punto di vista musicale, intendo.
- Claudio Simonetti –
Beh, prima si vedeva il film, poi lui ci diceva dove voleva le musiche e noi facevamo le proposte. Un lavoro di intensa collaborazione, di scelta delle ambientazioni. Certo, alla fine, è il musicista che fa il tutto. Lui può dare delle direzioni, si possono sentire anche dischi insieme, ma è il musicista che impone la musicalità, le melodie, ecc.

- Gianluca Livi -
Da alcune interviste che ha rilasciato, sembra che dalla musica riusciva ad arrivare ad immagini particolari; immaginava delle scene, delle ambientazioni, dei colpi di scena, dei panorami....
- Claudio Simonetti –
Si, lui lo faceva, ma non con la musica scritta per il film. Lo faceva, e credo la faccia tuttora, con altre musiche, magari qualche vecchio disco, qualcosa che sentiva occasionalmente alla radio o in televisione.

- Gianluca Livi -
Ora lavori con Sequencer o con il computer?
- Claudio Simonetti –
Beh, il sequencer è sempre computer. Nel prossimo album lavoro col computer, meno il pianoforte e alcune cose cantate. Comunque il computer esiste da tanto. Io ho fatto Phenomena con il computer, nell’84, pensa. Prima c’erano i sequencer. Se tu senti “Il fantastico viaggio del Bagarorozzo Mark” è fatto interamente con il sequencer; renditi conto, stiamo parlando del 1978. Però erano seguencer molto complicati da usare. Anche “Suspiria” stesso è fatto con il moog, che tra l’altro aveva anche Keith Emerson. Quello non era programmato dal computer ma dal click di questi moog, che dovevi regolare nota per nota; inoltre con gli oscillatori era una cosa molto complessa. Diciamo che l’avvento del sequencer è cominciato intorno al ‘79/‘80. Erano macchinari già più semplici, come i Roland per esempio, fino a che poi non è uscita la batteria elettronica che faceva anche da sequencer.

- Gianluca Livi -
Un’ultima domanda: con Emerson non mai hai lavorato assieme?
- Claudio Simonetti –
No, ci siamo incontrati di vista negli studi, mentre lui faceva “Inferno”. Fabio Pignatelli ha suonato il basso con lui, appunto in “Inferno”, insieme a Derek.

- Gianluca Livi -
grazie per l’intervista, Claudio, ed a presto.
- Claudio Simonetti –
Grazie a te. Ciao.

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