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Red e Chiara Canzian
Sano vegano italiano

Premessa
Non meno di quattro giorni fa, sono andato a cena fuori con la mia famiglia, a Trastevere, nel centro di Roma. Con noi, un’altra coppia e i loro due figli.
Dopo aver ordinato un contorno a base di funghi, zucche, finocchi come unico pasto ed aver precisato di non mangiare carne, mi è stato chiesto dall’altro capofamiglia: “…e per quale motivo ti fai così male?”.
Ora, pensateci bene, anche chi, tra di voi, mangia carne: c’è qualcosa che non torna in questa scena, vero?
Per prima cosa: cosa c’è di male a mangiare un piatto di sola verdura? Fa forse male, la verdura?
Inoltre, la domanda è certamente legittima ma l’ha posta il soggetto sbagliato. Io, casomai, avrei dovuto porla a lui, che aveva appena ordinato patate fritte e salsiccia. O no?
George Bernard Shaw (scrittore, drammaturgo, linguista e critico musicale irlandese che lo stesso Red Canzian cita nel libro a sua firma), così rispondeva alla domanda sul perché si è vegani: “Oh, andiamo! State confondendo le cose. Perché dovrei giustificarmi per il fatto di mangiare in maniera decorosa? Se mi ingozzassi di carcasse bruciacchiate di animali, allora sì che potreste chiedermene il motivo!”.

Recensione
Credo di rientrare tra le persone più indicate a firmare una recensione di un libro come questo: non per etica, ma per una questione di salute, ho scelto di non mangiare carne pur non disdegnando talvolta pesce e formaggi. Inoltre, non c’è alcun interesse economico che mi spinge a recensire questo libro e a parlarne come effettivamente ne parlerò. Per di più, non mi sento in obbligo nei confronti di alcun membro della famiglia Canzian: non sono mai stato amico di Red, probabilmente mai lo sarò e non sono neanche un fan sfegatato dei Pooh (che apprezzo ma che colloco decisamente in basso, nella mia ideale classifica degli artisti preferiti, parecchio dopo decine di centinaia di altri gruppi e musicisti prog, jazz, blues, rock, metal).
Per quanto riguarda sua figlia Chiara, vorrei potervi dire che esercito su di lei ascendenze tipiche da maschio Alfa, ma così non è, purtroppo, visto che non sa nemmeno che esisto.
Detto questo, appare chiaro che non sono un vegano e neanche un vegetariano. Sono stato onnivoro da sempre, mangiando qualsiasi cibo e in quantità superiori al dovuto, nella errata convinzione che a vent’anni il proprio corpo può tutto e anche più di tutto e che a trent’anni si pensa ancora di avere vent’anni. A quarant’anni, in maniera naturale, senza confrontarmi con alcun vegetariano o vegano, ho ridotto il consumo della carne rossa ad uno o due filetti all’anno, per poi eliminarla definitivamente nel giro di due anni.
La carne bianca di volatile e le uova sono anch’esse sparite ben presto dal mio menù, così come il pesce, con la sola eccezione di molluschi e crostacei. Parallelamente, ho limitato il consumo dei formaggi ai soli Gorgonzola e Parmigiano.
Ne consegue, che mi trovo esattamente nel mezzo, manifestando più o meno questo pensiero: “mangiare molta carne e i numerosi derivati animali fa male, mangiarne in maniera contenuta è possibile”. Tuttavia, il lettore deve essere avvisato che la mia strada si dirige verso l’eliminazione totale della carne e di ogni derivato animale e i contenuti di questo libro hanno accelerato il mio passo in maniera vertiginosa.
Andiamo brevemente indietro nel tempo, all’ottobre del 2016, quando mi capitano due cose piuttosto incredibili:
1) un caro amico, al quale avevano asportato rene e milza a seguito di un carcinoma renale, mi ha confidato che le sue metastasi si erano ridotte del 30% in soli 4 mesi "semplicemente" diventando vegano, per poi aumentare del 30%, "semplicemente" ritornando onnivoro. Ho quindi pensato che la mia scelta passata di eliminare la carne fosse corretta. Appena due anni prima, infatti, era stata trovata una formazione al mio rene sinistro, esattamente come a lui, fortunatamente del tutto capsulata, comunque asportata rapidamente nella convinzione che fosse benigna. L’esame istologico, invece, qualificò la stessa come "carcinoma renale". È andata bene, benissimo: non ho mai avuto metastasi, né linfonodi e alcun organo mi fu asportato talché nessun medico mi sottopose a cicli di chemio o radioterapia. Mi sono sempre chiesto come sarebbe andata se io non avessi preventivamente eliminato il consumo della carne rossa e limitato l’assunzione di quella bianca. Sono convinto che quella formazione non sarebbe rimasta capsulata, come invece l’abbiamo trovata;
2) il caso volle che, per motivi che non riguardano affatto l’alimentazione mia o di chiunque altro, nello stesso periodo io contattassi il management dei Pooh proponendo un’intervista congiunta ai cinque musicisti. Venendo puntualmente ignorato, provai con i singoli artisti e, piuttosto inaspettatamente – considerando che si era nel mezzo del loro ultimo e oneroso tour – mi risposero Stefano D’Orazio e Red Canzian. Red si fece avanti un tantino più in ritardo, ma con lui l’intervista trovò più immediata concretezza, talché il lavoro si chiuse in tempi assai ristretti. Questo il risultato finale: intervista a Red Canzian. Tuttavia, vi invito ad ignorare i contenuti di questa chiacchierata giacché poco afferenti alle tematiche affrontate in questo libro, eccezion fatta per la domanda e la risposta collocate alla fine, che riporto testualmente:
(Io) “Concludo (l’intervista) cambiando totalmente tema. Diventare vegetariani o vegani è molto difficile: ho eliminato la carne dalla mia dieta ma non riesco a togliere il pesce e i formaggi. Aiutami, ti prego...”.
(Red) “Amico mio, c’è ancora un bel po’ da fare! A febbraio esce il libro dedicato al veganesimo che ho scritto con Chiara e magari, leggendolo, troverai la spinta per il passo decisivo. Ricorda che il pesce è muto ma soffre anche se non urla e che il formaggio, pur buonissimo, è una spremuta di colesterolo e grassi animali.”.
C’è da chiedersi cosa c’entrino i Pooh con il veganesimo. Assolutamente nulla! E quindi, perché la mia domanda? E perché la sua risposta?
La soluzione a questi due quesiti è magicamente collocata tra le pagine di questo volume.
Ho atteso l’uscita del libro pazientemente, ignorando tutte le altre pubblicazioni di settore, perché mi piaceva quella risposta, mi piaceva il tono usato dall’intervistato, mi piaceva l’ammissione che i formaggi sono buonissimi, che testimonia una mentalità non integralista la quale, peraltro, nasconde delle debolezze ma che è anche espressione di tanta forza di volontà a combatterle, con impegno e costanza.
Il libro è uscito e io non sono ancora della partita: se mio figlio piccolo lascia un po’ dei suoi rigatoni intrisi di parmigiano nel piatto, io prontamente spazzo via tutto; se il grande abbandona un quarto di pizza margherita con sopra la salsiccia, scanso quest’ultima e la mozzarella e mangio l'impasto ma mi compiaccio di ritrovare qualche gustoso retaggio di carne o di formaggio tra i residui; se qualcuno ordina l’impepata di cozze o un fritto misto di gamberi e calamari, allungo la mano con sguardo colpevole.
Orbene, da questa posizione terzista, rispetto ai due autori, e centrista, con riguardo alle motivazioni di onnivori e vegani, posso dire, con mia grande meraviglia, di non aver riscontrato alcuna anomalia in quello che Red Canzian asserisce in questo suo prezioso testo.
Al contrario, noto tantissime incongruenze nelle teorie di coloro che promulgano l’assunzione (anche bilanciata) di carne e verdure.
Pensando ad un relatore vegano, tutti immaginano un massimalista intollerante, cieco di fronte alla verità, inflessibile nei confronti del pensiero diverso dal proprio, quale esso sia. Insomma, un fazioso esaltato.
E invece no! Red Canzian è sereno nell’esposizione, calmo nella spiegazione, lucido e logico nelle deduzioni. Per non ascoltarlo e non seguirne i consigli, bisogna proprio metterci impegno.
“Immaginiamo una calda giornata di tarda primavera”, ci invita a riflettere il musicista: “un prato costellato di margheritine e altri fiori spontanei, un grande albero di ciliegie, carico di succulenti frutti rossi e, sotto a quest’albero, un agnellino che bruca pacifico l’erbetta fresca. (.) Qual è il vostro primo pensiero? Pensate all’agnello sotto forma di costicine da sbranare sul posto o vi è venuta voglia di arrampicarvi sull’albero per rubare le ciliegie?”. E ancora: “pensate a un box, con un bambino di un anno o due, e immaginate di averci messo un coniglietto e una fragola… Bene… Vi siete risposti da soli…”.
Io vorrei che il lettore si soffermasse sulla disarmante naturalezza delle risposte che l’Autore indirettaente suggerisce.
Personalmente, mi sono figurato decine di volte la scenetta del box e con mille dubbi in testa ho invitato i miei innumerevoli interlocutori a ragionarci sopra. Alcuni hanno risposto: “eccerto, il bambino ancora non sa…”. Non sa che dovrà diventare carnivoro? Wow! Ma perché dovremmo avviare un essere umano ad essere carnivoro, se il suo istinto lo porta verso un’altra direzione? Perché non è altrettanto necessario “iniziare” alla carne cuccioli di lupo o di tigre, visto che loro ci si dirigono naturalmente?
La risposta che Red fornisce è semplice e oggettiva: perché in loro è radicato un istinto carnivoro che in noi è assente in origine, venendo poi indotto successivamente. Loro, i predatori, si avviano naturalmente verso la carne, noi no talché, per farlo, dobbiamo essere convinti, spinti, forzati da qualcuno.
Ci sono decine di argomentazioni logiche e sensate che egli porta a sostegno di questa evidenza: “non siamo carnivori perché non disponiamo di canini e artigli in grado di uccidere e squartare le nostre prede, come fanno invece lupi, leoni, orsi, iene, giaguari e tigri; perché le nostre mandibole sono deboli e poco pronunciate, di certo non in grado di frantumare le ossa delle nostre prede; perché abbiamo una dentatura sviluppata per mordere la frutta con gli incisivi e per macinare semi, cereali e frutta secca con i molari, forti e piatti; perché nel nostro intestino non c’è un ambiente acido e succhi gastrici così potenti da neutralizzare le sostanze tossiche della carne; perché come tutti i primati abbiamo mani prensili, con il pollice opponibile, atte quindi a raccogliere frutti e non certo ad aggredire e a dilaniare le carni delle nostre prede; perché, per mangiare la carne, oltre a doverla arrostire, friggere o bollire, sentiamo il bisogno di insaporirla con sale, pepe, olio, salse e sughetti vari.”.
Ancora una volta, invito chi legge a riflettere sulla naturale genuinità, purezza e linearità di tali ragionamenti. E anche sulla logica e consequenziale assonanza, anch’essa ricorrente, tra il mondo vegano e i vari significati che ruotano attorno alla parola “naturale”. A chi, invece, verrebbe spontaneo giudicare “naturale” la scena che vede protagonista un uomo armato di coltelli che indossa un camice completamente imbrattato di sangue, intento a scarnificare carcasse di vacche o maiali, appese ad un gancio a testa in giù? È certamente naturale vedere un leone cibarsi di una gazzella nella savana, non certo un uomo intento a dividere certosinamente carne sanguinolenta da un corpo senza vita.
Ma non è soltanto premendo i tasti dell’etica che vorrei esaltare questo libro, giacchè vi sono presenti anche valide considerazioni di stampo scientifico: “il nostro intestino”, prosegue l'Autore veneto, “è lungo 12 volte la lunghezza del nostro tronco, a differenza di quello dei veri carnivori, lungo appena 3 volte il loro tronco. Ne consegue che, nel nostro intestino, la carne si sofferma troppo a lungo, andando inevitabilmente in putrefazione, rischiando così di stimolare la formazione di cellule tumorali. (.) Quando ero piccolo e avevo la febbre, mia madre mi preparava un bel brodo di manzo caldo, “un vero toccasana”, indispensabile per una pronta guarigione… Peccato che (.) non sapesse che l’analisi chimica di brodo di manzo e urina diano risultati pressoché pari, in quanto il brodo di qualsiasi carne (sia manzo, pollo o altro) non è che una sospensione di tessuti disintegrati, proprio come quelli contenuti nell’urina. Non presenta dunque proprietà nutritive, può anzi intossicare; perciò non può far bene al malato. Consumando carne, il contenuto di acido urico dell’urina aumenta da tre a dieci volte, e l’acido urico, in combinazione con altre tossine, è considerato da molti ricercatori una tra le sostanze che causano più malattie.” 
Ci sono due modi per diventare vegani: uno è il mio, che muove da esigenze di salute; l’altro è di natura etica, perché promuove una cucina in piena “sintonia col Creato” (è sempre Red Canzian che parla) “che ci aiuta a vivere sani, senza costare sofferenza ad alcun essere vivente, e a recuperare le nostre lontane abitudini alimentari, quando l’uomo si nutriva essenzialmente di frutta, verdura, tuberi, semi oleosi e stava benone…”.
Egli abbraccia entrambe le cause spingendo a ragionare sul fatto che per un vegano, etica e salute sono strettamente connessi. Chi, come me, è spinto da motivazioni legate alla salute, quindi, è oggettivamente indirizzato anche in direzione dell’etica, modificando in positivo il proprio modus pensandi. È così è effettivamente stato leggendo il suo testo.
Ed infatti, coerentemente, in quella risposta che lui mi fornì, senza la quale non saremmo qui ora (io a scrivere, voi a leggere), sono racchiusi entrambi i significati: “il pesce è muto ma soffre anche se non urla” (etica) e “il formaggio, pur buonissimo, è una spremuta di colesterolo e grassi animali” (salute).
Red adotta un approccio mai ammantato di presunzione, completamente spoglio delle vesti tipiche del predicatore illuminato, procedendo con umiltà, con serenità, e sempre dotato di una buona dose di coraggio: sono infatti il suo volto e il suo nome quelli che demoliscono i rassicuranti teatrini pubblicitari, organizzati dall’industria alimentare, aventi per protagonisti il personaggio famoso che parla "amorevolmente" alla gallina dopo averle sottratto le uova, mentre confeziona biscotti, o l’esperto marinaio che, sorridendo, fornisce un’immagine di pesca “rispettosa” e non dolorosa affondando delicatamente il grissino nel tonno.
Il lettore va certamente avvertito che la strada che porta al veganesimo è dura. Al riguardo, bisogna chiedersi quale strada giusta non sia anche faticosa. Non è forse vero che le scorciatoie non portano a nulla?
In tal senso, vorrei doverosamente precisare che il mio primo piatto autogestito di stampo vegano e un tantino elaborato è stato un vero disastro. Ma con il secondo ho fatto centro. Merito del ricettario presente nel libro, dal quale ho attinto a piene mani, vero e proprio valore aggiunto, interamente affidato a Chiara Canzian che presenta molte ricette, alcune di sua invenzione, altre molto conosciute, fortunatamente orbate della componente animale, meravigliosamente adattate all’esigenza vegana. La ragazza non è improvvisata, visto che, oltre ad essere vegana lei stessa, vanta esperienze di cuoca in uno dei più rinomati ristoranti di settore del nord Italia.

Conclusione
Chi tra i lettori avesse smesso di fumare, o avesse provato a smettere di fumare, ammetterà di essere stato spesso vittima di una particolare forma di violenza, quella dell’amico che, poco propenso ad emularlo – o del tutto incapace a farlo – gli ha offerto con insistenza la sigaretta. Che fosse un violenza è apparso chiaro fin da subito giacché, facendo mente locale, ci si ricordava del medesimo personaggio quando era particolarmente restio ad offrire quella medesima sigaretta, a specifica richiesta dello “scroccone” di turno.
Orbene, sia chiaro a tutti che la scelta vegana comporta il medesimo destino. “Ma dai, per una volta, che vuoi che succeda?”, attacca l’amico di turno, offrendo con tenacia la carne alla brace o l’affettato o la crespella o il formaggio. “Non puoi smettere di botto, rischi problemi di salute”, gli fa eco il proto-salutista, che soggiunge convinto: “Ma scherzi? Rischi un’insufficienza proteica che ti porta dritto dritto all’ospedale”. Non è finita: chi resiste ai “consigli fraterni” diventa ben presto oggetto di scherno: “Fermi tutti! È arrivato il vegano!” oppure “Ohé, ma me la posso mangiare la bistecca davanti a te oppure mi accoltelli?” e giù risate grasse di tutto il gruppo. Ed infine, l’ultimo stadio, quello dell’emarginazione: il vegano convinto è considerato un radicale, intollerante al dialogo, per niente propenso a cambiare idea. Insomma, un membro di una qualche setta, mezzo hippie, mezzo religioso, certamente arcaico nel modus pensandi, più vicino al ’68 che ai moderni e futuristici anni 2000. E quindi, suo malgrado, puntualmente isolato.
Non mollate!
Se vi siete ritrovati in quello che avete letto, che sia a mia firma o a firma di Red e Chiara Canzian, anche parzialmente o vagamente, non importa se fumatori e/o onnivori, provateci (a smettere sia di fumare, sia di mangiare carne) e comprate questo libro: c’è veramente molto di interessante in quello che andrete a leggere.
E se venite isolati, fatevi forza ricordando che siete in buona compagnia: tra gli illustri personaggi che vi hanno preceduto, infatti, ci sono Pitagora, Socrate, Aristotele, Platone, Seneca, Ovidio, Cicerone, Plutarco, sant’Ambrogio, san Benedetto, santa Caterina da Siena, san Francesco d’Assisi, Giotto, Raffaello, Michelangelo, Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Shakespeare, Darwin, Rousseau, Voltaire, Tolstoj, Nietzsche, Russell, Einstein, Veronesi, Paul e Linda McCartney.

 

 

 


Editore: Rizzoli
Pagine: 254
Uscita: 2017
EAN: 9788891811943
Prezzo: 19,90 €

 


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