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Il primo Dio
Emanuel Carnevali



L’opera, autobiografica, si gioca nei bassifondi americani, tra lavori saltuari ed avvilenti come unica alternativa alla fame, in sporche stanze ammobiliate.

In questo terreno marcio germoglia l’enthusiasmòs di Carnevali, il vitalismo individualista che lo porta a ergersi come centro del proprio universo, come Primo Dio, prima che la follia e la malattia lo consumino riportandolo in Italia, dove morirà in un ospedale vicino Bologna.
Punto focale dell'opera è "il grido" che si innalza dalle pagine. Un grido sconnesso, rigurgitante amarezza, invidia, rabbia; l’amarezza per la New York che è “sogno di chi non sogna”, l’invidia per la poesia degli altri (spinta fino all’assurdo dell’invidia per Shakespeare), la rabbia contro il lavoro, contro i propri compagni o contro i propri famigliari (come il padre che Carnevali maledice "persino da morto").
Il romanzo, come forse la vicenda biografica dell'autore sono una tensione costante a quel momento di epifanica trascendenza, il lampo divino, preludio di un declino umanissimo.
Il Primo Dio” è il grido di un poeta, o di un pazzo, forse di entrambe le cose; il boato di un istante che lentamente si affievolisce fino a scomparire in un’anonima targhetta bianca di un cimitero cittadino.


Biblioteca Adelphi, 81
1978,
4ª edizione
pagine: 425,
isbn: 9788845903625
Temi: Letteratura italiana, Poesia
prezzo: € 32,00




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