Viaggio nella misteriosa biografia di Richard Benson

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Viaggio nella misteriosa biografia di Richard Benson .

di Gianluca Livi  

Se può destare meraviglia il fatto che in rete, segnatamente su YouTube, qualcuno si sia degnato di dedicare quattro documentari biografici a Richard Benson, della durata complessiva di quasi tre ore, risulta a dir poco stupefacente che, in essi, la sua figura venga in gran parte largamente (e finalmente) rivalutata.

Andiamo per gradi.
A beneficio dei profani, va precisato che Richard Benson è un chitarrista, cantante, critico musicale e personaggio televisivo italo-britannico attivo in Italia fin dagli anni '70. 
Risalgono al 1971 le sue prime esperienze come musicista, quando, appena sedicenne, tra le fila del gruppo prog Buon Vecchio Charlie, incide l'album omonimo, pubblicato postumo nel 1990 (lo abbiamo recensito QUI).
Sciolto il gruppo, partecipa come solista ad entrambe le edizioni del Festival pop di Villa Pamphili (1972 e 1974).

Parallelamente, avvia la carriera di critico musicale recensendo dischi per le riviste musicali Ciao 2001 e Nuovo Sound e per la rubrica "Novità 33 Giri", ritagliata all'interno della trasmissione radiofonica "Per voi giovani" ideata da Renzo Arbore.
Negli anni '80 emerge in qualità di competente critico musicale (“Ottava nota”, la sua trasmissione più famosa), pubblica singoli a suo nome (“Animal Zoo” e “Renegade”) e cura la produzione di antologie heavy metal nelle quali è anche ospitato come autore o esecutore (“Metallo Italia” e “Metal Attack”). Prende parte, in qualità di attore nel film "L'inceneritore" (1984), di cui cura anche la colonna sonora.
Nel 1985 compare in diverse puntate della nota trasmissione "Quelli della notte", di Renzo Arbore, proponendo lo stereotipo del metallaro tipo.



Negli anni '80, alla conduzione della trasmissione "Ottava nota"


Dagli anni '90 si presenta con venature goliardiche e/o grottesche: nel 1992 è nel cast del film “Maledetto il giorno che t'ho incontrato”, ove, interpretando sé stesso, disquisisce in termini ilari con Carlo Verdone, mentre dal vivo estremizza il suo look (giubbetti di cuoio indossati a torso nudo, parrucca dai lunghi capelli neri, occhiali scuri), proponendo anche intermezzi di recitazione trasgressiva (linguaggio scurrile, amplessi simulati, ferite sul corpo più o meno reali) che suscitano reazioni divertite da parte del pubblico.
Nell'arco del medesimo decennio, inoltre, pubblica quattro metodi didattici dedicati alla chitarra elettrica mentre è datato 1999 "Madre Tortura", suo primo album solista. 


Con Carlo Verdone, nel film “Maledetto il giorno che t'ho incontrato” (1992)

Negli anni 2000 estremizza le formule anzidette, proponendo principalmente una parodia di sé stesso ancora più accentuata in trasmissioni televisive a vocazione comica: nel 2006 è ospitato da Gene Gnocchi nel programma “La grande notte”, l'anno successivo è invitato da Max Giusti in più puntate della trasmissione “Stile Libero Max” in un teatrino-tormentone denominato "Cucciolo" che lo vede vessare il cantautore Francesco Boccia (poi noto quale autore di "Grande Amore", portato al successo da Il Volo), mentre nel 2009 è al fianco di Umberto Tozzi al "Chiambretti Night", in una intervista doppia realizzata con stile irriverente da Piero Chiambretti.
Ma se in tv la caricaturizzazione di sé stesso appare riuscita e molto divertente, per certi versi anche condivisibile, dal vivo i suoi spettacoli sintetizzano il peggio del trash underground, indignando i vecchi estimatori: sale infatti sul palco pienamente consapevole che sarà deriso dal pubblico, il quale si spinge al limite, indirizzandogli insulti (da lui puntualmente ricambiati) e lanciandogli ortaggi, frutta, finanche animali morti.
Prodotto da Federico Zampaglione dei Tiromancino, risale al 2015, "L'inferno dei vivi", suo secondo album solista, mentre l'anno successivo viene pubblicata la prima antologia a suo nome, "Duello madre", contenente l'inedito "Non dite a mia madre che ho paura".

Orbene, così brevemente tratteggiato il personaggio, torniamo ora ai documentari citati in apertura.
Ne è autore uno sconosciuto che si cela dietro lo pseudonimo di Francis Kingborn (l'occasione è propizia per comunicargli che lo intervisteremmo ben volentieri. NB: a distanza di pochi giorni dalla pubblicazione di questo articolo, ci ha contattati e lo abbiamo intervistato
QUI).
Costui ha realizzato qualcosa di miracoloso: da un lato ha ricostruito l'intera vita di Benson, di fatto contribuendo a sfatare o a confermare alcune leggende metropolitane che lo riguardavano, spulciando su internet, consultando archivi anagrafici, anche stranieri, contattando soggetti a lui collegati, recuperando vecchie riviste musicali; dall'altro ha letteralmente restituito dignità al soggetto, riconoscendogli i giusti meriti.



Con Yoko Ono e Sean Lennon (primi anni '90)

Pur in un contesto formale tipizzato da un linguaggio forse troppo aulico e con un approccio al documento visivo contraddistinto da eccessiva staticità
(in quanto vengono privilegiate più le immagini dei filmati), egli ha finalmente riportato in auge il passato blasonato, se non del musicista, certamente del musicofilo, che si suppone non troppo conosciuto da chi lo identifica oggi soltanto quale fenomeno da baraccone, puntualmente umiliato dal suo stesso pubblico, format, quest'ultimo, purtroppo largamente documentato su internet.
Questi i link ai quattro documentari, sviluppati cronologicamente a partire dalla nascita, fino ai giorni nostri:
Le origini (1955-1978)
Il periodo intermedio (1978-1992)
La metamorfosi (1993-2020)
The rise and fall of Richard Benson (2000-2020)
Va inoltre segnalato il lavoro Richard Benson, tra realtà e fantasia: il punto di Gianni Leone, di fatto una vera e propria appendice dell'opera di cui sopra, che si sostanzia in una interessante intervista concessa da Gianni Leone, storico leader del Balletto di Bronzo. In essa, vengono chiariti, nel bene e nel male (ma sempre con approccio onesto e sincero da parte del tastierista), numerosi aneddoti, spesso accompagnati da curiosità piuttosto appetibili.
A questi importanti documenti se ne sommano altri, sempre visivi, tutti presenti su YouTube, che l'autore ha realizzato allo scopo di approfondire tematiche e aspetti in precedenza appena accennati. Sono ulteriori, pregevoli sforzi divulgativi che hanno preso corpo anche grazie all'aiuto degli appassionati fan di Benson, che hanno inviato materiale e fornito informazioni dopo aver appreso della riscoperta dell'artista capitolino (tra questi, preme segnalare Donna solo per un taglio: tutti gli amori di Richard Benson
).


Negli anni '70

La voce narrante asettica e distaccata di Francis Kingborn, adottata al malcelato scopo di garantire un approccio super partes, non riesce comunque a nascondere la passione, l'amore, il rispetto nutriti per Benson, a cui viene riconosciuto – e concorda anche chi scrive – il merito immenso di aver indirizzato una intera generazione di imberbi teenagers alla musica di qualità, proposta con approccio professionale e un pizzico di azzeccata teatralità espositiva che, negli anni '80, era da egli sapientemente dosata: al riguardo, basti ricordare la puntata in cui sintetizzò con un solo gesto (la distruzione fisica del disco), ciò che egli pensava del primo lavoro dei Van Halen con Sammy Hagar alla voce.
In conclusione, rivolgiamo all'artefice di questi pregevoli lavori un sentito ringraziamento ed un invito ad approfondire, con appositi servizi di analogo spessore qualitativo, tematiche appena lambite, se non ignorate. Mancano all'appello, infatti: un'analisi dettagliata afferente alla polemica con Pino Scotto; uno studio dedicato alle accuse di plagio; una doverosa recensione dell'ottimo esordio del Buon Vecchio Charlie (*); un condivisibile compiacimento per le ritrovate vesti di attendibile critico musicale di Richard nel nuovo contesto ad episodi denominato “Nona nota”, stavolta rinvenibile su YouTube.


Il singolo "Renegade" (1984)

 

 


Richard Benson

Discografia
1971 - Buon vecchio Charlie (album realizzato con il gruppo Buon vecchio Charlie - pubblicato postumo nel 1990)
1983 – Animal Zoo (singolo)
1984 – Renegade (singolo)
1987 – Metal Attack (compilation)
1995 Green Jam CD2 (compilation)
1999 – Madre tortura (album)
2008 Fairy Tales From Here To Eternity (compilation)
2009 – Flemming Dalum-Boogie Down Box-Set (compilation)
2015 – L'inferno dei vivi (album)
2015 – I nani (singolo)
2015 – L'inferno dei vivi (singolo)
2016 – Duello madre (antologia con un inedito)
2017 Flemming Dalum & Filippo Bachini - Lost Treasures Of Italo-Disco 4 (compilation)

Produzioni
1985 – Metallo Italia (compilation)
1989 Fabio Mariani - Digital Connection (album)

Collaborazioni
2002 – Der Bekannte Post Industrielle Trompeter - Eleven

Attività didattica
1990 - Metodo di chitarra heavy metal di Richard Benson per corde e grida! (cassetta)
1992 - Metodo di chitarra heavy metal di Richard Benson heavy agenda (cassetta) 
1994 - Lezioni di chitarra rock, metal, rock-blues, guitar tricks (VHS)
1999 - La velocità d'esecuzione nella chitarra metal progressive (VHS)

Filmografia
1984 - L'inceneritore (regia di Pierfrancesco Boscaro degli Ambrosi)
1992 - Maledetto il giorno che t'ho incontrato (regia di Carlo Verdone)


 


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