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Allan Holdsworth: omaggio ad un antieroe



Il 16 aprile del 2017 è venuto a mancare Allan Holdsworth, uno dei grandi rivoluzionari della chitarra contemporanea.

Allan Holdsworth, antieroe

In questa arida società senza memoria la famiglia ha dovuto ricorrere ad una raccolta fondi on line per assicurargli un funerale dignitoso. Un destino che riguarda, nelle società capitaliste, tutti coloro i cui meriti non si sono saldati sufficientemente alle logiche del mercato e del profitto.
Nel caso di Allan Holdsworth, egli è stato artefice di decisioni unicamente guidate dalle sue convinzioni musicali, in una coerenza esemplare che lo ha portato fino all’ultimo ad operare scelte dettate dal suo gusto e dalle sue idee artistiche.
Allan Holdsworth è stato un antieroe della chitarra. Strumentista dotato di una tecnica straordinaria non si è mai prestato all’esibizionismo egocentrico che caratterizza gli atteggiamenti e, ahimè, anche la musica, di molti suoi colleghi. Non ha mai assunto comportamenti atti ad esaltare la propria abilità e registrato musica semplicistica in grado di metterne in luce le sue sole capacità meccaniche. Non ha mai assunto atteggiamenti di compiacenza con il pubblico per rafforzare la propria posizione d’immagine grazie alla sua tecnica sbalorditiva. È sempre stato un artista riservato e interessato a sperimentare e a cercare la propria strada. Sia tecnicamente sia musicalmente, infatti, la musica che ha prodotto, pur essendo, per comodità della critica, associabile a generi predefiniti, è stata originalissima. La costruzione compositiva, il fraseggio, il suono, le scelte armoniche, le complessità ritmiche sono state caratteristiche uniche di Holdsworth. In tal senso è impossibile confonderle con altri, salvo che con coloro che ne riproducevano pedissequamente lo stile.
Sono veramente pochi i casi nella storia della chitarra in cui il chitarrista, oltre a definire un proprio stile esecutivo e improvvisativo, determina nuove dimensioni della scrittura musicale.
Sono casi che riguardano solo i grandi artisti come John Coltrane o Miles Davis.

Allan Holdsworth e il contesto storico

Delimitare la musica di Allan Holdsworth al genere “fusion” è un’operazione limitante e che non coglie il reale peso che questo artista straordinario ha avuto nell’immaginario collettivo dei chitarristi di tutto il mondo. La parola “fusion” viene impiegata a partire dagli anni ‘80 per individuare  un insieme eterogeneo di produzioni di jazz “contaminato” che andavano dalle sperimentazioni funk di Miles Davis ai patinati motivetti di Tom Scott. Una semplificazione che, in quel decennio, serviva all’industria discografica a veicolare più facilmente gli autori più commerciali ben lontani dai suoni spigolosi di "Bitches Brew", ma pronti ad avvicinarsi a una concezione “pop” del jazz convinti di entrare nel patio della musica di consumo. Ma le contaminazioni del jazz partono dagli anni ‘60 e il loro primo artefice fu il grande Miles Davis, che ben prima che questa definizione fosse coniata, mescolava sapientemente elementi di jazz, rock, funk e musica etnica. Quella musica veniva chiamata “jazz rock” ed Allan Holdsworth fece parte della schiera di musicisti inglesi di derivazione jazzistica che operarono in bilico fra rock progressive e questo genere contaminato. Mentre i grandi gruppi statunitensi, Mahavishnu Orchestra, Weather Report e Return To Forever, godettero del seguito del pubblico e tutto sommato della critica del jazz, in Europa la “deviazione” operata dai Soft Machine, Nucleus e compagni venne vista come un tradimento delle origini prog “canterburiane” dei gruppi. Critica e pubblico legati all’estetica pomposa del prog rock non approvarono sempre la scelta filo-davisiana di questi gruppi che divennero protagonisti di una svolta considerata “tecnicistica”, ma che in realtà furono semplici adepti europei del grande Miles, di cui seguirono le orme. I due fenomeni, il jazz rock e il prog, furono infatti due generi fondati sulle contaminazioni che si svilupparono dai due lati dell’oceano seguendo percorsi paralleli senza particolari intersezioni. Perfino nel nostro paese, dove coesistettero band di entrambi i generi, alcuni dei protagonisti del periodo non ritengono appropriato l’uso della generalizzazione “prog” per una musica che trovava nel jazz il suo epicentro.

Allan Holdsworth, tecnica ed estetica

Allan Holdsworth, come il suo gemello diverso, John McLaughlin, fanno parte dei giovani musicisti inglesi di estrazione jazz che negli anni '60 si trovarono a fare i conti con le nuove dimensioni sonore della chitarra elettrica scatenate da Hendrix, definendo due stili straordinari in cui convergevano nuove dimensioni tecniche ed espressive di questo strumento.
Nato a Bradford, Yorkshire (Regno Unito), nel 1946, Holdsworth era stato istruito in alcuni aspetti della teoria musicale e nell'apprezzamento del jazz da suo padre, Sam, un musicista dilettante. La sua carriera inizia come session man con Donovan nel 1968 con il solo di “Hurdy Gurdy Man” e con il gruppo di rock psichedelico 'Igginbottom nel 1969.
Nel 1972 entra nei Nucleus con i quali incide "Belladonna" e l’anno successivo entra a far parte del progetto di Jon Hiseman, i Tempest, di cui fa parte il cantante Paul Williams. Allo scioglimento del gruppo entra a far parte dei  Soft Machine e collabora con i Gong di Pierre Moerlen. Nel 1975 rimpiazza John McLaughlin nel mitico gruppo di Tony Williams, i  new Lifetime e nel 1976 registra "Enigmatic Ocean" con Jean LucPonty.
In quel periodo la CTI pubblica contro la sua volontà alcune sessions con il titolo di "Velvet Darkness". La sua tecnica vorticosa emerge immediatamente come straordinaria già nelle incisioni di questo periodo. Al contrario di John McLaughlin che utilizza la plettrata alternata sulla mano destra per suonare serratissimi e stretti gruppi di note cromatiche in un modo ritmico che si rifà direttamente alla tecnica delle tabla nella musica classica indiana, Holdsworth, ispirato dalla tecnica dei violinisti, utilizza il “legato” espandendo verticalmente le scale lungo il manico in intervalli sempre più distanti. Il suo fraseggio, sempre più fluido e caratterizzato da intervalli anomali, dovuti all’ampia estensione delle sue dita, costringerà i suoi adepti, in primis Eddie Van Halen, a sviluppare la famosa tecnica del tapping a due mani. Il flusso torrenziale di note, spesso confuso dai meno attenti da un mero esercizio tecnico, deriva dall’estremo interesse che rivestiva in quegli anni la ricerca modale di John Coltrane, fermo restando all’origine l’opera del grande Charlie Parker.
Le “Sheets of Sound” di Coltrane, e i nuovi modi di intendere il fraseggio determinate dai sassofonisti del jazz anni '60, erano il cardine sul quale si muoveva la ricerca dei giovani chitarristi di quella fase. Carichi delle possibilità timbriche indicate da Hendrix, questi chitarristi cercavano di lasciarsi alle spalle il modello pentatonico classico del blues che predominava nel rock, esplorando i nuovi fraseggi che il jazz post “coltraniano” proponeva loro, inventando di fatto una nuova dimensione della chitarra che avrà impatti sia sul jazz che sul rock dei decenni successivi. Tentare di esemplificare lo stile di Holdsworth e di McLaughlin mediante parallelismi con i chitarristi classici del rock di estrazione blues, portatori di un presunto chitarrismo più “genuino” e “caldo” è come tentare un parallelo fra due stadi evolutivi diversi. La concezione della chitarra espressa da Allan Holdsworth rappresenta uno stadio dell’evoluzione successivo; e sarà lo stesso Holdsworth a determinare un personalissimo stile compositivo adeguato alle possibilità creative del suo chitarrismo.

Allan Holdsworth, lo stile

Nel 1978 Holdsworth entra a far parte del supergruppo degli UK, fondato nel tentativo di sfruttare gli ultimi fuochi del prog, ne fanno parte anche John Wetton, Eddie Jobson e Bill Bruford. Imbrigliati all’interno degli schemi rigidi di un prog decadente che ammicca ai consensi commerciali, Bruford e Holdsworth escono dopo il primo album e migrano nel progetto solistico di Bruford (ne ha parlato con noi quest'ultimo nell'intervista che si trova QUI). Il batterista incentra il suo progetto Bruford su un jazz rock innovativo e coinvolge fra il 1978 e il 1979 artisti di spicco della scena europea come il bassista Jeff Berlin e il tastierista Dave Stewart, John Goodsall, Annette Peacock e Kenny Wheeler. Holdsworth collaborerà nei dischi "One of a Kind" e "Feels To Good To Me". Questa esperienza rappresenta un punto di definizione importante dell’indirizzo compositivo del chitarrista che inizia ad individuare gli elementi del suo stile personale. Un’altra collaborazione fondamentale per la crescita musicale del chitarrista sarà quella con il pianista Gordon Beck. Nel 1982 Holdsworth forma il progetto I.O.U. col quale incide l’omonimo album a cui fa seguito "Road Games", il mini album prodotto da Ted Templeman, il manager dei Van Halen, che metterà a dura prova la capacità del chitarrista di confrontarsi col music business, ma che lo porrà al centro della scena del periodo permettendogli di realizzare i suoi lavori più significativi.



Allan sulla copertina di Guitar Player di Dicembre 1982

All’inizio degli anni ’80 Holdsworth espande i parametri della sua ricerca compositiva. Le sue capacità di esecuzione di voicing di accordi molto allargate e di scale rapidissime con intervalli atipici rendono necessaria la definizione di un modello personale di composizione. Da un lato Holdsworth resta un improvvisatore straordinario, capace di lunghi assoli intricati, dall’altro anche la sua capacità di scrittura, grazie all’apporto della sua evoluzione tecnica, si è evoluta. Il rock a lui contemporaneo, in quel momento imperversa l’heavy metal, ma anche la cosiddetta “fusion” sono generi inidonei ad esprimerlo compiutamente. Non è la velocità su scale maggiori e minori ad interessarlo né le armonie convenzionali del jazz adattate alla musica commerciale. Holdsworth protende verso un jazz rock sperimentale che sfrutta innanzi tutto i tempi dispari nella scrittura delle strutture. All’interno della stessa frase melodica la divisione ritmica è spesso disimmetrica, e i brani sono ricchi di obbligati. I temi sono esposti attraverso armonizzazioni sospese, in cui l’armonia non è mai risolta in modo convenzionale, c’è uno studio profondo sui voicings a livello esecutivo ma anche sulle sequenze armoniche a livello di scrittura. Uno studio matematico personale sulle regole stesse dell’armonia che colloca Holdsworth oltre l’universo dei chitarristi, ma nel mondo dei compositori.
Le improvvisazioni coinvolgono tutti gli elementi del gruppo, in particolare la sinergia col batterista diventa strategica. I suoni sfruttano, per i puliti, il pedale del volume nei momenti di tranquillità, e sono sempre caratterizzati da un leggero chorus e dal reverbero che rende il suono molto aperto. Nelle distorsioni il suono è medioso e sottile, richiama direttamente il suono di uno strumento ad arco. Holdsworth, abbandonata la Gibson SG utilizza in quella fase chitarre Ibanez e Steinberger per poi adottare negli ultimi anni le Carvin.
Ritenute insoddisfacenti le chitarre synth della Roland, in quella fase la tecnologia imperante, sia per il ritardo nella conversione 'pitch to midi' che per la necessità di plettrare ogni nota per meglio definire il segnale ed evitare gli errori di trasduzione, nel 1986 adotta il rivoluzionario sistema SynthAxe. Questa tecnologia è un vero e proprio controller, che non converte il normale segnale della chitarra in midi, e che permette l’uso intensivo di tecniche di legato. Lo strumento non contiene suoni ma è in grado di pilotare con la stessa velocità di una master keyboard i suoni di expander esterni. Con l’ausilio del SynthAxe realizza l’album "Atavachron", che segue l’ottimo "Metal Fatigue" (1985) un album innovativo dove il fraseggio personalissimo di Holdsworth si adatta alle timbriche elettroniche a cui fa seguito "Sand". È il periodo d’oro di Holdsworth, in cui impone la sua originalità e diviene il punto di riferimento di tutte le nuove leve della chitarra.
Il mito di Allan Holdsworth e il suo inconfondibile stile si impongono proprio in questi anni e gli album successivi non faranno che confermarlo nella sua personale ricerca sonora.


Nei dischi e nei live si circonda di alcuni dei migliori strumentisti della scena internazionale, lo accompagnano Gary Husband, Terry Bozzio, Vinnie Colaiuta, Chad Wackerman, Alan Pasqua, Pat Mastellotto, Jimmy Haslip, Steve Hunt, Frank Gambale, Gary Willis e Virgil Donati. Il suo nome è stato sempre indicato come uno dei riferimenti della chitarra contemporanea dai massimi esponenti dello strumento, da Steve Vai a Joe Satriani, da John McLaughlin a Eddie Van Halen.
Non si esagera nel dire che, con tutta probabilità, Holdsworth è stato il chitarrista più influente dopo Hendrix.
Con lui scompare un personaggio leggendario che da tempo aveva indicato nuovi sentieri e nuove strade. Sta ai suoi successori, ora, percorrerle in maniera doverosa e consapevole.



Anthony Crawford (bs), Allan Holdsworth (ch) e Virgil Donati (bt)


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DISCOGRAFIA PRINCIPALE


ALBUM DA SOLISTA
Studio
1976: Velvet Darkness
1982: I.O.U.
1983: Road Games (EP)
1985: Metal Fatigue
1986: Atavachron
1987: Sand
1989: Secrets
1992: Wardenclyffe Tower
1993: Hard Hat Area
1996: None Too Soon
2000: The Sixteen Men of Tain
2001: Flat Tire: Music for a Non-Existent Movie


Live
1997: I.O.U. Live (non autorizzato)
2002: All Night Wrong
2003: Then!

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COLLABORAZIONI
1980: The Things You See, con Gordon Beck
1988: With a Heart in My Song, con Gordon Beck
1990: Truth in Shredding, con  Frank Gambale/The Mark Varney Project
1996: Heavy Machinery, con  Jens Johansson and Anders Johansson
2009: Blues for Tony, con Alan Pasqua, Chad Wackerman and Jimmy Haslip (doppio live album)

RACCOLTE
2005: The Best of Allan Holdsworth: Against the Clock
2017: Eidolon: The Allan Holdsworth Collection
2017: The Man Who Changed Guitar Forever!



CON ALTRI ARTISTI
'Igginbottom
1969: 'Igginbottom's Wrench

Nucleus
1972: Belladonna (pubblicato come solo album da Ian Carr)

Tempest
1973: Tempest
1973: Under the Blossom: The Anthology (2005)

Soft Machine
1975: Bundles (come componente)
1981: Land of Cockayne (come musicista ospite)

Soft Works
2003: Abracadabra

The New Tony Williams Lifetime
1975: Believe It
1976: Million Dollar Legs

Pierre Moerlen's Gong
1976: Gazeuse! (chitarra, violino e pedal steel)
1978: Expresso II (chitarra in tre brani)
1979: TIme is the Key (chitarra in due brani)

Jean-Luc Ponty
1977: Enigmatic Ocean
1983: Individual Choice
2007: The Atacama Experience

Bruford
1978: Feels Good to Me
1979: One of a Kind
1986: Master Strokes: 1978–1985 (compilation)

U.K.
1978: U.K.
1978: Concert Classics Volume 4 (live, ristampato anche come Live in America e Live in Boston)

Krokus - 1986: Change of Address (assolo di chitarra in "Long Way From Home")

Stanley Clarke - 1988: If This Bass Could Only Talk

Chad Wackerman
1991: Forty Reasons
1993: The View
2012: Dreams Nightmares and Improvisations

Level 42 - 1991: Guaranteed

Derek Sherinian - 2004: Mythology

K² - 2005: Book of the Dead


Allan Holdsworth, Bradford, 6 agosto 1946 – Vista, 15 aprile 2017



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