Ezra Winston
Il Volo della Crisalide

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Ezra Winston


Il volo della Crisalide

di Gianluca Livi




Articolo originariamente apparso sul N. 29 (nuova serie), anno 2007, di "Musikbox. Rivista di cultura musicale e guida ragionata al collezionismo", qui pubblicato per gentile concessione dell'autore.

Sono unanimemente riconosciuti come i pionieri e i propulsori del movimento new progressive italiano; sono gli unici, nell’ambito di tale genere musicale, ad aver visto il loro esordio discografico schizzare ad elevate valutazioni economiche nel mercato del collezionismo discografico; i loro due lavori sono talvolta citati nella ristretta rosa dei 10 o 20 dischi da portare su un isola deserta, unitamente a perle degli anni ’70; sono stati tra i pochissimi del new prog ad essere bootlegati dagli orientali. Stiamo parlando dei romani Ezra Winston, il cui primo nucleo si forma nel 1986 grazie a tre compagni di liceo (Mauro Di Donato, Fabio Palmieri e Mario Bianchi), uniti dalla comune passione per il rock dei seventies. I tre – che traggono il nome del complesso dal protagonista del fumetto “Mort Cinder” – si riuniscono per arrangiare alcuni brani di stampo tipicamente progressive, principalmente concepiti da Mauro Di Donato. Nel giro di breve tempo acquisiscono il batterista Daniele Iacono, diplomato in percussioni al Conservatorio di Roma e professionalmente già avviato, il quale, oltre a fornire un prezioso apporto anche a livello di arrangiamenti, di fronte alla necessità del gruppo di trovare un flautista, propone l’amico Paolo Lucini, anch’egli diplomato al Conservatorio. Con questa line-up il gruppo autoproduce il primo album, “Myth of the Chrysavides”, stampato nel 1988 in sole 1000 copie, ben presto esaurite. Il fiatista della band riferisce a riguardo: si registrò presto il tutto esaurito, grazie anche a copiosi ordini provenienti da Giappone, Germania e Francia. Non ultimo il fatto che il contenuto musicale staccava decisamente da una tendenza generale volta all’eccessiva scontatezza”. La medesima formazione, con l’aggiunta di un bassista occasionale di cui si sono perse le tracce, si esibisce al “Progressive Day” di Scandicci (FI). Poco tempo dopo, nonostante la dipartita di Mario Bianchi (che lascia per impegni legati allo studio), il gruppo lavora al secondo album che esce in una lussuosa veste grafica nel 1990 per la “Angel Records”, in una tiratura di sole 5000 copie, alcune delle quale andate perse. “Ad un certo punto girò la voce che alcune copie presentavano difetti di fabbricazione mentre altre erano andate distrutte a causa di un allagamento dovuto ad una torrenziale pioggia. L’effettiva tiratura di quell’album costituisce un mistero ancora oggi, anche per noi” (Lucini). L’album si segnala anche per la presenza di 9 fiatisti professionisti (principalmente ottoni, diretti dallo stesso Lucini, attinti da varie Bande e Orchestre) e addirittura di Aldo Tagliapietra (Le Orme), alla voce e al basso in “Night Storm”.



Nel 1992 la Musea - etichetta francese dedita tanto al recupero di opere progressive degli anni 70, quanto alla produzione di nuovi artisti che a quel genere si ispirano - vuole il gruppo per un ardito progetto dal titolo “7 Days of a Life”, un’opera mai tentata prima, un concept strutturato su 7 brani allegoricamente indicati con i giorni della settimana - realizzati da altrettante band, peraltro di differente nazionalità - ciascuno dei quali rappresentante ogni fase dell’esistenza di un uomo, dalla nascita alla morte. Gli Ezra Winston partecipano con “Dark Angel Suite”, durante la realizzazione del quale Fabio Palmieri abbandona la band per raggiungere gli Epsilon Indi, altro complesso di culto dell’area romana, votato a sonorità più intimiste. Il gruppo, ormai ridotto ai soli Di Donato e Lucini, con Iacono in veste di collaboratore occasionale a causa dei suoi molteplici impegni professionali, chiede aiuto a Vito Laruccia, valido chitarrista, già fonico del gruppo, che inciderà tutti gli assolo presenti nel brano.

Nel 1993, la formazione è nuovamente mutata: al posto di Laruccia subentra Stefano Pontani, già ingegnere del suono durante la lavorazione del secondo album, da questo momento in poi chitarrista stabile della band. Si tratta di un acquisto importante che rende il suono della band sempre più particolare e ricercato: il chitarrista, infatti, guarda con interesse alla sperimentazione sonora, soprattutto con il guitar synth, strumento mai utilizzato prima da un prog band. Con l’aggiunta di un bassista di cui gli stessi Ezra Winston hanno saputo fornire ben pochi elementi (tale Lorenzo, alias “Rivendell”, studente violoncellista al Conservatorio di Roma, presentato da Iacono), il gruppo si esibisce al “Festival prog” di Terni, presentando la suite “Ancient Afternoons” dilatata a ben 46 minuti. Nel 1994 lo studio di Campolungo viene trasferito a Roma e ribattezzato “Three Fates Recording Studio”: i tre “Fates” sono Di Donato, Lucini e Pontani i quali, supportati sempre occasionalmente da Daniele Iacono, elaborano una serie di progetti che non vedranno mai la luce, fatta eccezione per “Shades Of Grey (As The Obscurred Side Of The D.A.)” (inserito come bonus track nella ristampa in CD dell’album “Ancient Afternoon”), arricchito anche di una voce femminile, Cristina Santoni, compagna dello stesso Di Donato. In realtà, la storia del pezzo è più complessa, come spiega lo stesso Lucini: “Dark Angel Suite” era in origine un brano molto più lungo, dato che conteneva una parte centrale molto più elaborata. Questa parte centrale non è altro che “Shades Of Grey (As The Obscurred Side Of The D.A.)”, la bonus track presente nella ristampa di “Ancient Afternoon” (pubblicata nel 2000. Ndi) il cui sottotitolo, non a caso, era “parte oscurata di D.A.”, ossia di Dark Angel”.

“Shades Of Grey” costituisce una tappa fondamentale per il gruppo, tanto per l’uso innovativo del wind synth da parte del fiatista (strumento anch'esso inedito nell'ambiente progressivo) quanto per la presenza del bassista Gianni Colaiacomo (ex Banco del Mutuo Soccorso e Angelo Branduardi Band), che sovrainciderà la sua parte solo nel 1996 e che militerà nel gruppo per breve tempo, anche in alcune date dal vivo. Considerato il crescente interesse verso un certo tipo di nuovo progressive, la band produce un demo da inviare all’americana “Magna Carta Records”. “Mars Attack” (questo il titolo provvisorio del pezzo), non verrà mai pubblicato, ma segna un altro tassello nel percorso artistico della band. Per la sua realizzazione, infatti, viene impiegata una formazione estesa (a 6 elementi) che risulterà essere quella definitiva: il ruolo di bassista viene stabilmente ricoperto da Simone Maiolo, vecchia conoscenza degli Ezra Winston poiché facente parte dei Gallant Farm che registrarono il loro esordio discografico presso lo studio di Campolungo, e che furono interamente prodotti da Mauro Di Donato; Daniele Iacono, inoltre, abbandona definitivamente la band (pur partecipando alle prime takes) e viene sostituito da Ugo Vantini, già batterista dei Divae e Balletto di Bronzo, presentato alla band dal giornalista Guido Bellachioma; infine, l’acquisizione più importante è rappresentata dal ritorno dell’originario chitarrista, Fabio Palmieri, reduce dall’appagante esperienza con gli Epsilon Indi con i quali ha realizzato ben tre album. Con questa estesa line-up, precisa il fiatista, “la band riesce finalmente a mantenere una struttura stabile, abbandonando la fastidiosa condizione di dover essere sempre supportata da elementi esterni” (Lucini), e si presenta dal vivo il 29 giugno 2004 a Roma, allo Stadio Centrale del Tennis, unitamente alla Carl Palmer Band (da notare che le locandine dell’evento non tratteggiavano gli Ezra Winston come gruppo di supporto, ma pubblicizzano un vero e proprio concerto doppio). La performance ha rappresentato l’occasione per proporre i nuovi pezzi, sempre all’altezza del prestigioso passato, sviluppati senza soluzione di continuità con alcuni dei vecchi brani. Alcuni problemi tecnici durante il sound-check ed un atteggiamento non certo collaborativo di Carl Palmer, hanno purtroppo leggermente influito sull’esibizione: “si è verificato un ritardo nella scaletta – a causa di una lenta preparazione dello palco da parte del service – e Palmer si è indisposto, costringendoci ad interrompere il sound-check (cosa che peraltro si è ripercossa durante il concerto). Devo dire, però, che si è subito calmato quando è esploso il Marshall del suo chitarrista, circostanza che ci ha magnanimamente indotto a prestargli il Mesa Boogie di Stefano (Pontani. Ndi), con risultati anche migliori a livello di suono” (Lucini). Chi scrive ha assistito tanto al sound-check quanto al concerto e può confermare quanto sopra riferito. La performances è stata di altissimo livello tecnico, sebbene la formazione sia salita sul palco senza aver adeguatamente provato alcuni amplificatori - a causa del già citato pessimo sound-check - talché, nei primi due brani, i due chitarristi hanno praticamente suonato “alla cieca”.

Lo stesso ensemble sta ultimando le registrazioni del terzo, attesissimo lavoro in studio, in corso di rapido completamento: per l’ultimo concerto al Centrale del Tennis abbiamo praticamente arrangiato tutti i brani inediti in versione definitiva, che poi sarà la “studio version” che apparirà nell’album. I testi, poi, sono stati preparati in tempi veramente stretti” (Paolo Lucini).

Nel frattempo, un’etichetta giapponese ha bootlegato il primo album. Sul punto rimane aperta una questione: la band, infatti, ha pubblicato nel 2000 la ristampa in Cd del 2° album, ma è sempre stata restia a ristampare l’esordio, nonostante svariate richieste da parte di etichette indipendenti. Mauro Di Donato, in particolare, rimasto scontento della produzione, vorrebbe reincidere ex novo alcune parti: Avevamo già progettato la ristampa in CD del primo album, prendendo però in considerazione l’ipotesi di “rivederlo” in alcuni punti che anche all’epoca non ci avevano soddisfatto. Ce l’abbiamo ancora tra le cose da fare e per ora preferiamo non pensare allo stato dei nastri da ricondizionare!” (Lucini). Sul punto, chi scrive non concorda affatto, limitandosi a ricordare l’effetto che ebbe su molti fans l’uscita del cofanetto dei Genesis ove Hackett e Gabriel decisero di re-incidere rispettivamente l’assolo di chitarra di “Firth Of Fifth” e gran parte le parti vocali di “The Lamb”, svalutando l’originaria prestazione e snaturando la validità di quel documento.

In via di realizzazione anche il nuovo sito ufficiale della band (http://www.ezrawinston.com/), attualmente “under heavy construction”, come recita l’unico messaggio che appare nella home page. Notizie e curiosità aggiornate al 1995 (tra cui mp3 e foto inedite delle varie formazioni) possono invece essere reperite presso il vecchio sito della band: http://www.ezrawinston.com/entranceeng.html.

Molteplici i progetti paralleli, tutti gravitanti intorno al 3 Fates Recording Studio”.

Stefano Pontani e Paolo Lucini, unitamente al vocalist Luca Rosi, hanno dato vita ai “Matilda Mother’s Project”, un gruppo sorto dalle ceneri dei “Matilda Mother’s”, già noto nell’area romana (guidato orginariamente dallo stesso Rosi e dal tastierista Jean Marc Caimi), forte di tre uscite discografiche. La band è attualmente organizzata come “progetto aperto” con l’apporto di molteplici elementi esterni per le esibizioni dal vivo, peraltro mai fissi. Per definizione dello stesso Lucini, i “Matilda Mother’s Project” rappresentano “un progetto decisamente interessante, camaleontico, curiosamente capace di adattarsi sempre alle esigenze del momento (soundtrack, live performances, studio album, ecc.). La miscela prodotta risulta quantomeno originale con un repertorio che attinge anche, e non solo, dai seventies”. Nel 2001, il trio ha realizzato la colonna sonora del film “L’Ultima Lezione”, vincitore del Globo d’Oro per il miglior esordio alla regia. Per quanto attiene la band, si consiglia la consultazione del sito http://www.geocities.com/athens/olympus/6765/07slick.html. Notizie sul film, invece, possono essere attinte dal sito http://www.frameonline.it/Rec-Lultimalezione.htm.

Stefano Pontani e Ugo Vantini hanno da poco dato vita ai “VU-Meters”, un trio completato da Fabrizio Santoro al basso, alle tastiere e ai loop processing, principalmente indirizzato alla “fusion”. É imminente l’ultimazione del loro primo lavoro in studio il cui titolo dovrebbe essere “Dark City”. Per approfondimenti si consiglia la consultazione della pagina web dedicata al bassista della band: http://xoomer.alice.it/fripp/Sito%20fabrizio%20Basso/Fabrizio.htm

“Sonetsenz”, infine, è un gruppo nato da un’idea di Mauro Di Donato – per sua stessa scelta, relegato al ruolo di bassista – che vede la partecipazione, ancora una volta, di Paolo Lucini (impegnato alle tastiere, ai loops programming, ai fiati e alla voce), Marcello Ravesi e Cristiano Urbani alle chitarre, Enrico Rossetti alla batteria e Alessandro Errico alla voce solista (quest’ultimo è già “noto” nell’ambito della musica leggera con un album prodotto dalla “Sugar” di Caterina Caselli, uscito dopo una partecipazione al Festival di San Remo). Al momento il sestetto – che già si è esibito dal vivo il 29 settembre 2006, a Napoli, nel corso della “Notte bianca mediterranea” – ha preparato una quindicina di pezzi che hanno suscitato l’interesse di un certo ambiente discografico di rilievo su cui, per ovvii motivi, Di Donato e Lucini mantengono un assoluto riserbo. Il sito della band - http://www.sonetsenz.com/ - è in via di perfezionamento, mentre su http://www.myspace.com/sonetsenz/ si può ascoltare un’anteprima di alcuni loro brani.


GUIDA ALL’ASCOLTO / EZRA WINSTON

 

1988 - MYTH OF THE CHRYSAVIDES


Lato A: The Bird And The First Flight (04:25) / The Journey In the World Above (16:06)

Lato B: The Journey In the World Below (18:34) / The Waiting And The Knowledge (5:43)

 

Mario Bianchi: rhythm samples & synthesizers, piano, organ; Mauro Di Donato: solo samples & synthesizers, vocals, bass; Daniele Iacono: drums, percussions, vibes; Paolo Lucini: flute, piccolo; Fabio Palmieri: electric & classical guitars.

Quello degli Ezra Winston è un progressivo di classe, colto, che attinge con dovizia dall’eredità inglese degli anni settanta (e non da quella italiana: un paradosso, se si pensa che con questo lavoro il gruppo diede vita al new progressive italiano). Nel loro primo album sono rinvenibili tracce del romanticismo dei Genesis, si riconosce la costruzione delle melodie vocali che fu propria dei Gentle Giant e si percepisce la delicatezza e la raffinatezza di certa scuola di Canterbury, sebbene il loro stile rimanga fortemente personale. La contrapposizione tra flauto e tastiere è il punto forte dell’album: magistrale in tal senso è l’intermezzo centrale di “The Journey In the World Below” ove, su un oscuro sottofondo di tastiere, il flauto intesse inaspettatamente efficaci melodie romantiche: un geniale e apparente contrasto la cui validità è percettibile solo dopo diversi ascolti. La ricercatezza delle atmosfere romantiche e sognanti è palese nell’intro di “The Bird And The First Flight” (evidente l’eredità dei primi Genesis e, soprattutto, dei primissimi Crimson). Altra caratteristica del gruppo è quella di non incedere mai troppo nelle singole melodie proposte, davvero molteplici: i pezzi, anche quelli più brevi, sono pertanto caratterizzati da continui cambi di tempo e dal continuo susseguirsi di svariate melodie che non si evolvono mai in crescendo, ma che appaiono sempre interrotte improvvisamente. Quest’album incarna in toto il concetto di rock progressivo: cioè a dire che dai 4 brani che lo compongono, un bravo cantautore potrebbe trarre decine di canzoni costruite secondo gli stilemi della musica leggera italiana (in cui il pattern predominante è rappresentato dall’alternanza ripetuta tra strofa e ritornello). I motivi vocali non sono mai semplici e scontati (un’ingenuità in cui incorrono molti fautori del new prog italiano, soprattutto di quel periodo): parrebbero cantilene o nenie, peraltro oscure (tutte volute, lo si capisce) che preludono spesso ad inaspettate aperture solari. Gli assoli di chitarra elettrica, talvolta caratterizzati da un che di schizoide, non incedono mai nel manierismo puro: lungi dall’essere contraddistinti dall’eccessivo tecnicismo, sono perfettamente incastonati nel sottofondo delle tastiere o si alternano ai molteplici fraseggi di queste ultime. Sul piano acustico, spesso terreno minato anche per i grandi del prog, va anche meglio: gli arpeggi sono misurati e calibrati soprattutto nelle due lunghe suite, ove sono spesso arricchiti dagli eleganti interventi al flauto. Il batterista propone costruzioni proprie della fusion (come nella parte centrale di “The Journey In the World Above”) o ritmiche di stampo più marcatamente rock (come nella parte finale di “The Bird And The First Flight”). Sul piano dei testi l’opera è altrettanto ardita: il concept narra le allegoriche vicende delle Crisavidi, esseri dal corpo umano e dalle ali simili a farfalle che, dopo un lungo percorso interiore, matureranno la consapevolezza che l’unica verità della materia è la morte, vedendo vanificata ogni possibilità di elevazione spirituale. All’epoca, tra l’entusiasmo generale che l’opera suscitò, ci fu anche chi espresse giudizi poco generosi, accusando il gruppo di aver costruito a tavolino le due lunghe suite, cariche di tanti tasselli melodici asseritamente amalgamati senza un filo logico. Chi scrive, ovviamente, non concordò allora e non concorda oggi: “Myth of the Chrysavides” è un prodotto eccezionale, non solo come opera prima, ma anche in termini di valore assoluto, le cui due uniche pecche riguardano la mediocre produzione globale (ampiamente giustificata, attesi gli scarsi mezzi a disposizione) e l’imbarazzante povertà della veste grafica (soprattutto in 2a di copertina) alla quale la band cercò comunque di sopperire allegato un booklett di 16 pagine con i testi in inglese (la lingua cantata), italiano, francese e tedesco. Si attende con ansia la ristampa in CD, auspichiamo senza ritocchi.


1990 - ANCIENT AFTERNOON


Lato A: The Painter And The King (10:05) / Verge Of Suicide (09:04) / Nightstorm (06:07)

Lato B: Ancient Afternoon Of An Unknow Town (26:05)

 

Mauro Di Donato: Synths, Samples, electric piano, vocals, bass, contra bass, ac. and cl. guitars; Daniele Iacono: acoustic & electric drums, percussions, noise; Paolo Lucini: flute, piccolo, saxes, noise; Fabio Palmieri: electric, ac. Cl. & 12 strings guitars, noise.

ospiti:

Aldo Tagliapietra: bass and voice on Nighstorm; Francesco Berluti, Tony Saltz: trumpet; Domenico Sebastiani, Giovanni Giuliano, Giancarlo Berluti: horns; Tommaso Guidi: oboe; Augusto Mentuccia: tuba; Francesco Scalone, Salvatore Sanzelli: trombones.

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Bonus track: Shades Of Grey (As The Obscurred Side Of The D.A.) (04:15) (solo nella versione in CD)

Mauro Di Donato: keyboards, acoustic guitars, vocals; Paolo Lucini: flute, wind synth; Steve Pontani: electric guitars, loops;

ospiti:

Daniele Iacono: drums; Gianni Colaiacomo: bass; Cristina Santoni: vocals.

 

“Ancient Afternoon” rappresenta una conferma del valore tecnico e compositivo del gruppo. La proposta musicale, ancorché altrettanto valida, appare invece diversificata rispetto al passato. Viene abbandonata quasi del tutto la cupezza che aveva tipizzato l’esordio a favore di una maggiore solarità, percepibile sin dall’iniziale melodia suonata dal flauto, decisamente allegra e briosa, quasi scanzonata. Vengono recuperate alcune sonorità della nostrana tradizione musicale, assenti invece nel primo album (l’incedere a “tarantella” in Ancient Afternoon…”, ad esempio, oppure l’intro di stampo medievale di “The Painter and the King”). Le molteplici melodie che caratterizzano ogni singolo brano, ancora una volta mai volutamente sviluppate, sono certamente articolate con maestria talché, nel momento in cui il motivo portante entra in testa e sarebbe pronto per essere canticchiato, il gruppo volge l’attenzione ad altro, spiazzando l’ascoltatore. Ne consegue che, ancora una volta, quest’ultimo è indotto a successivi e ripetuti ascolti al fine di assimilare completamente l’intero lavoro. Il fiatista Paolo Lucini, stranamente ancora assente a livello compositivo, risulta invece più incisivo e presenzialista sul piano esecutivo: suo il solo di sax tenore “anticonformista” su “The Painter and the King”; sua la direzione degli ottoni attinti da Bande e Orchestre professionali. Centrale anche il ruolo di Mauro Di Donato, autore di ben 4 brani (in coppia con Fabio Palmieri o da solo), nonché unico membro ad occuparsi delle tastiere dopo la dipartita di Mario Bianchi. Notevole l’apporto di Daniele Iacono, batterista di indubbie capacità, qui impegnato non solo alla costruzione del ritmo, ma anche alla produzione di un sottofondo percussivo principalmente ottenuto con giochi e tecnicismi sul rullante ma anche utilizzando “chincagliere” del tutto inusuali. Fabio Palmieri, infine, oltre ad aver partorito l’unico crescendo mai proposto dal gruppo (in “Verge of Suicide”, di cui è anche unico autore), si palesa con assoli di chitarra meno schizoidi che in passato, decisamente più pacati ma non per questo meno efficaci. Ma non basta: il complesso osa l’inosabile e schiaffa un tappeto ritmico creato da una drum machine nel bel mezzo della lunga suite: un’operazione ardita per chi si misura con il progressive, già miseramente fallita da formazioni assai più blasonate. Il risultato, neanche a dirlo, è eccellente: quali siano gli svariati modi per utilizzare una drum machine in una suite, questo è decisamente l’unico metodo. Il fatto non deve sorprendere: il gruppo, infatti, guarderà sempre con interesse alla tecnologia, arrivando in futuro ad utilizzare wind e guitar synth (quest’ultimo introdotto dal successivo chitarrista, Pontani), strumenti mai utilizzati in passato da una prog band. Deludente, invece, l’apporto di Aldo Tagliapietra (Le Orme), la cui voce su “Nighstorm” non solo è a stento riconoscibile, ma mal si adatta al geniale stampo cantilenante tipico delle armonie vocali degli Ezra Winston. Questo, forse, l’unico neo dell’album. Peccato, perché il brano è stupendo, con quel suo incedere lento e maestoso, quasi regale.

A livello di produzione le cose migliorano: i vari strumenti sono ben equilibrati, il suono è decisamente cristallino e nitido. La veste grafica, infine, è di lusso: l’album è apribile, è stampato su lussuosa carta lucida e presenta un inserto di 4 pagine con testi in inglese e italiano.

“Shades Of Grey”, la bonus track che compare nella ristampa in CD, si segnala tanto per l’uso innovativo del wind synth da parte di Lucini, quanto per la presenza di Gianni Colaiacomo (ex Banco del Mutuo Soccorso e Angelo Branduardi Band) nonché del nuovo chitarrista, Stefano Pontani (che registreranno le loro parti solo nel 1996). Soffuso ed etereo all’inizio, cadenzato e più energico nel proseguo, sconta la sua originaria collocazione all’interno di “Dark Angel Suite”, da cui fu estrapolato per esigenze di spazio. Ne deriva, all’ascolto, una sgradevole sensazione di “ottima idea”, decisamente poco sviluppata.

 


1992 - 7 DAYS OF A LIFE


Dark Angel Suite (06:54)

Mauro Di Donato: keyboards, bass, vocals; Paolo Lucini: flutes; Vito Laruccia: guitars.

ospiti:

Daniele Iacono: drums.

 

Concept album realizzato con i gruppi: Kerrs Pink, Halloween, Rousseau, North Star, Vermillion Sands, Sagrado.

 

“7 Days of a Life” è un concept album che raccoglie 7 tracce inedite, commissionate dall’etichetta francese Musea ad altrettanti gruppi di differenti nazionalità. Nel Cd, secondo gli originari intenti, attraverso i giorni della settimana (ciascuno dei quali allegoricamente rappresentato da una divinità), le varie formazioni avrebbero dovuto descrivere i sette livelli dell’esistenza di un uomo, dalla nascita alla morte. Fu un fallimento: solo 3 brani (quelli titolati con giorni della settimana) furono effettivamente partoriti seguendo le linee guida dettate dalla Musea. I gruppi, inoltre, non lavorarono in osmosi (impossibile farlo, attesa la differente estrazione geografica di ciascuna band) e l’ascolto denunciava palesemente tale limite: ogni opera sembrava una creatura a sé stante, per niente in relazione con le altre. Non tutti i brani, infine, erano di eguale spessore: a parte due eccezioni (i giapponesi Vermillion Sands, autori di un discreto pezzo di stampo romantico, comunque non esaltante, e i brasiliani Sagrado, la cui ottima proposta oscillava tra epico e romantico con un uso intelligente del violino), gli altri complessi non arrivavano alla sufficienza, proponendo brani che sapevano di già sentito (North Star e Kerrs Pink), oppure decisamente noiosi (Halloween) e poveri di arrangiamenti (Rousseau). Insomma, per dirla in breve, era un paradosso che 4 anni prima gli Ezra Winston valutassero il proprio esordio come prodotto che staccava decisamente da una tendenza generale volta all’eccessiva scontatezza” e ora condividessero la presenza in un CD con gruppi che si facevano portabandiera dell’insulso. Ciò nondimeno, l’album ha un suo valore specifico per ogni appassionato degli Ezra Winston poiché contiene l’unico inedito (e che inedito!) apparso al di fuori della discografia ufficiale. “Dark Angel Suite” è una mini suite caratterizzata da un ricorrente refrain alle tastiere, arricchito da un intermezzo centrale in cui più voci si intrecciano elegantemente su un delicato sottofondo di flauto e tastiere. Nell’intro, il gruppo azzarda anche l’autocitazione, proponendo alle tastiere una vaga rivisitazione di una melodia già presente in The Painter And The King”. Si tratta di un piccolo gioiello di perfezione stilistica in cui, in poco meno di sette minuti, gli Ezra Winston condensano tutto il loro potenziale sonoro. Non è ardito affermare che, da solo, questo brano vale l’acquisto dell’intero CD.


EZRA WINSTON / Discografia

 

33 Giri (LP)

1988, Ezra Winston, Myth of the Chrysavides, Ezra Works (EWLP 01), Euro 230,00 (F) (1)

1990, Ezra Winston, Ancient Afternoon, Angel Records (MF 005), Euro 20,00 (D) (2)

CD

1992, Various Artists, 7 Days of a Life, Musea, FGBG 4073.AR, Euro 18,00 (B) (gli Ezra Winston sono presenti con l'inedito "Dark Angel Suite") (3)

2000, Ezra Winston, Ancient Afternoon, Rock Symphony (RSLN 053), Musea (FGBG 4360.AR), Euro 18,00 (A) (4)

2001, Various Artists, Un Voyage En Progressif Volume 6, Musea (gli Ezra Winston sono presenti con "Night Storm", già edito nel secondo album) (6)

2004, Various Artists, Progressivamente 1973-2003, Progressivamente (GMP 002), Euro 18,00 (A) (gli Ezra Winston sono presenti con una versione alternativa di "The painter and the king", brano originariamente contenuto nel secondo album) (5)

2014, Various Artists, Progressivamente Story 1970-2014, Sony/Progressivamente (sony 8875000005442) euro 13.00 (gli Ezra Winston sono presenti con l'inedito "Call Up") (7)


Note e curiosità discografiche LP/CD

È stata presa in considerazione la discografia ufficiale della band. La valutazione si intende per il disco/CD in condizioni Mint.

(1)     è stato registrato al “Campolungo Studio” di Tobia (VT), missato presso lo studio “De Palma” a Roma e stampato nel 1988 in sole 1000 copie. Mostra una confezione a busta con apertura sul lato destro. In copertina, contornato da un passepartout nero, viene riprodotto un dipinto a colori di Massimo Palmieri (fratello di Fabio). Il retro di copertina presenta i credits relativi ad ogni singolo brano, la formazione, i collaboratori, i ringraziamenti, una foto del gruppo in b/n. Sulla costina, interamente nera, appare in bianco e in stampatello l’indicazione di gruppo, titolo e numero di catalogo. La busta interna è completamente bianca, con la parte esterna ruvida e quella interna liscia. Solo su un lato sono presenti un foro circolare all’altezza della label e, in basso a destra, molto in piccolo, la sigla “N 5/81” impressa in grigio sfumato. L’album è corredato da un booklet di 16 pagine, dimensioni 24 x 17 cm, sfogliabile sul lato più lungo, al cui interno sono riprodotti: il logo già visibile in copertina; tutti i testi in inglese (la lingua cantata), italiano, francese e tedesco; una cartina geografica in bianco e nero che si sviluppa sulle due pagine centrali; stralcio dei credits e ringraziamenti già riprodotti in 2a di copertina. Sulla label, completamente nera, appaiono in bianco e nello stesso carattere usato in copertina: il titolo dell’album; brani presenti in ogni facciata; l’indicazione del gruppo e della label (Ezra Works, una sigla dietro cui si cela l’autoproduzione); parte dei disegni ornamentali già riprodotti in copertina. Alla fine dei solchi (run off groove) è impresso, in stampatello e scritto a mano, il nome del gruppo seguito dalle lettere “A” oppure “B”, a seconda del lato. Quest’album è stato piratato in CD dall’etichetta giapponese “Tachika”. Il package è il medesimo dell’edizione in vinile, con la copertina in cartonato e apertura sulla destra. La qualità sonora è discreta ma non ottima atteso che il prodotto è stato realizzato registrando in analogico direttamente dal vinile e non in digitale dal master originale. Non si tratta di un CD-R. La tiratura è sconosciuta. Il supporto è attualmente in vendita su alcuni siti al prezzo di 20 dollari.

(2)     è stato registrato e missato al “Campolungo Studio” di Tobia (VT) e stampato nel 1990 in sole 5000 copie ma in due differenti versioni: metà copie in bianco/rosso e relative sfumature, l’altra metà in bianco/blu e relative sfumature. Mostra una confezione apribile su cartoncino lucido (interni ed esterni) con apertura sul lato destro. La foto in copertina si sviluppa senza soluzione di continuità su tutta la 4a di copertina, interessando pertanto anche la costina. In 4a di copertina, in basso a sinistra, è riprodotto un piccolo logo della “Angel Records”, unitamente al numero di catalogo. In 2a di copertina appaiono la tracklist, i credits, la formazione comprensiva di ospiti, i ringraziamenti, varie indicazioni relative alla registrazione, al missaggio, alla produzione dell’album. In 3a di copertina è riprodotta una foto della formazione ripresa in un vicolo romano. La busta interna, caratterizzata da un foro circolare presente solo su un lato, è completamente bianca con la parte esterna ruvida e quella interna liscia. E’ presente, in carta lucida e abbastanza spessa, un inserto di 4 pagine, dimensioni 30 x 30 cm (in realtà, si tratta di un foglio 60 x 30 cm, piegato in due parti), nelle cui 1a e 4a di copertina sono riprodotti tutti i testi in inglese (la lingua cantata) nonché, incastonati in eleganti cornici, approfondimenti in prosa delle tematiche affrontate nei testi medesimi, sempre nella stessa lingua. Quanto precede è riportato anche in italiano (ma privo di cornici) in 2a e 3a di copertina. L’inserto, bianco con scritte nere, è assolutamente identico per ciascuna delle due edizioni. Nella label, trascritti in rosso o in blu, su uno sfondo di tela di yuta disegnata in maniera sfuggente, appaiono l’indicazione del complesso, il titolo, la tracklist, i credits, il logo dell’etichetta e il numero di catalogo. Alla fine dei solchi (run off groove) è impresso, in stampatello e scritto a mano, il titolo dell’album seguito dalle lettere “A” oppure “B”, a seconda del lato di riferimento. Il valore delle due edizioni è identico. Quando si riuscirà a capire il colore delle copie difettate o andate distrutte (vds dichiarazioni di Paolo Lucini), il valore di una delle due edizioni potrebbe subire verosimili aumenti.

(3)     uscito solo in CD per la Musea (numero di catalogo FGBG 4073.AR), raccoglie brani inediti di 7 complessi provenienti da vari paesi. Gli Ezra Winston sono presenti con l’inedito “Dark Angel Suite” interamente registrato e missato al “Campolungo Studio” di Tobia (VT) nel 1992. Nel booklet (20 pagine), sono riportate foto, notizie e discografie dei gruppi, i testi dei brani, nonché la ratio alla base del concept. Ecco la track list completa: Monday (Kerrs Pink); March (Halloween); Wednesday (Rousseau); Thursday (North Star); The Love In The Cage (Vermillion Sands); Dark Angel Suite (Ezra Winston); The Central Sun Of The Universe (Sagrado). L’opera – che all’epoca fu uno dei primi esempi di picture CD (con la copertina riprodotta sulla superficie non leggibile: una novità assoluta allora, di quotidiana fruibilità oggi) – è attualmente fuori catalogo ma non è di difficile reperibilità.

(4)  è la ristampa in Cd di (2) realizzata congiuntamente da due diverse case discografiche. Si tratta di un'unica edizione atteso che su ogni copia sono trascritte entrambi le label: la brasiliana “Rock Symphony”, i cui logo e numero di catalogo (RSLN 053) appaiono sulla costina, in 2° di copertina nonché sulla superficie non leggibile del CD; la francese “Musea” i cui logo e numero di catalogo (FGBG 4360.AR) appaiono stranamente solo in 2° di copertina. L’opera, restaurata e rimasterizzata nel 1996 al 3 Fates Recording Studio” di Roma, presenta una veste grafica completamente rinnovata ed è ricca di un inedito, “Shades Of Grey (As The Obscurred Side Of The D.A.)”, registrato tra il febbraio e l’aprile del 1996 sempre presso il medesimo studio. Nel Booklet (16 pagine ripiegate l’una sull’altra) sono riportati tutti i testi in inglese ma, curiosamente, mancano quelli in italiano, presenti invece nell’edizione in vinile. Il CD è attualmente in catalogo e facilmente reperibile.

(6) raccoglie brani di gruppi francesi, principlamente della scuderia Musea. Gli Ezra Winston vi compaiono con “Night Storm" (con aldo Tagliapietra de Le Orme alla voce). Ecco la track list completa: Scheherazade - Halloween, Yellow - Priority, Ballet - Kvazar, Sensitivis (Chrysalid Square) - Priam, Autumn - Cliffhanger - Coornibus, Taal - Taal, La Tour Haute (Sauver Les Hommes) - Vital Duo, Succubus  - Keiko Kumagai, Ars Nova - Night Storm, Ezra Winston - Croisade Pour Olympia, XII Alfonso

(7) raccoglie brani di brani rarità tratte da dischi promozionali, pezzi nuovi inediti, live mai pubblicati e alcune realtà già inserite in album ufficiali ma di difficile reperimento. Gli Ezra Winston vi compaiono copn l'inedito "Call up". ecco la lista completa: FHOLKS: Cerchi; OFFICINA MECCANICA: Bambini innocenti (versione integrale); BANCO DEL MUTUO SOCCORSO: E mi viene da pensare; AREA: Danza ad anello/L’internazionale; CARNASCIALIA: Europa Minor; VENEGONI & CO: Coesione; AGORÀ: Penetrazione; BALLETTO DI BRONZO: Marcia in Sol Minore/Donna Vittoria; CHURCH OF PROG: Sguardo verso il cielo; FLOYDIANA: Set the Controls for the Heart of the Sun; ITALIA ’70: 750.000 anni fa… l’amore?; HEXPEROS: Autumnus; GIANNI LEONE: Love in The Kitchen; MURPLE: Catacombae/Baba Yaga; METAMORFOSI: Cielo di Marte; EZRA WINSTON: Call Up; BALLETTO DI BRONZO: Sexy Sadie; OSANNA: ‘O Culore ‘e Napule/Il castello dell’Es; SAINT JUST AGAIN: Ai bordi; SOLAR ORCHESTRA: Cosmic Heart Implosion; DIVAE: Libero; VIRTUAL DREAM: One Phone Call/Street Scenes; SINFONIA: Emozioni metropolitane; UMBRIA ENSEMBLE: Lifetime; SAINT JUST AGAIN: Prog Explosion.

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